Emporio della Solidarietà, presentato il report 2010

Dà da mangiare a 700 famiglie, ha aumentato il numero e la tipologia dei prodotti distribuiti e si conferma un servizio fondamentale per il territorio pratese. Quando ha aperto, due anni e mezzo fa, costituiva un progetto apripista nel suo genere in Italia, oggi l’Emporio della Solidarietà è diventato una realtà. Lo dimostrano i dati contenuti nel report 2010 delle attività del progetto presentati dagli enti promotori dell’iniziativa: Caritas diocesana, Comune e Provincia di Prato, Fondazione Cassa di Risparmio.

Tutti i numeri, dalle tessere alla merce distribuita, sono in positivo, un andamento crescente che indica come la nostra città abbia davvero bisogno di questo servizio alle famiglie in difficoltà.

Le tessere attive nel 2010 sono state 730 (di cui 163 quelle neonato, gestite dal Centro di Aiuto alla Vita consegnate a mamme in difficoltà per ricevere prodotti per l’infanzia), nel 2009 erano 684. Se contiamo in media, almeno 4 componenti a famiglia e il fatto che le tessere sono consegnate per la maggior parte a nuclei familiari, viene fuori questo dato: l’Emporio rifornisce oltre 2900 persone.

«Il fatto che l’Emporio della Solidarietà non abbia più il riferimento “Caritas” nel nome – spiega Idalia Venco, direttore della Caritas diocesana – significa che tutti i soggetti promotori sono allo stesso livello e insieme lavorano per la città». Gli assessori al sociale, di Comune e Provincia di Prato, Dante Mondanelli e Loredana Ferrara, sono in forte sintonia per quanto riguarda non solo l’adesione al progetto ma anche sull’importanza dell’essere squadra. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del report l’assessore Ferrara ha annunciato l’inizio dei lavori della nuova sede dell’Emporio. «La prossima settimana apriremo il cantiere nella vecchia sede della Misericordia in via del Seminario – dice l’assessore –, sono spazi adeguati e degni del servizio che l’Emporio offre». Lì, insieme allo «spaccio» dei prodotti troverà posto anche il magazzino delle merci, rendendo così più semplice il lavoro degli operatori. Per il coordinatore del progetto Rodolfo Giusti l’auspicio è quello di riuscire a festeggiare il terzo compleanno dell’Emporio, a giugno del 2011, nella nuova sede. Mentre Mondanelli ha lanciato l’idea di incontrare i farmacisti e chiedere loro «uno sforzo in più rispetto alle tante iniziative che già fanno, di fare solidarietà diretta facendo una raccolta di alcuni farmaci e prodotti specifici come quelli per i neonati, in modo da essere distribuiti tramite Emporio o in altre forme, a coloro che hanno bisogno e non sanno come fare».

Anche la Fondazione Cassa di Risparmio, rappresentata da Silvia Bocci, fin dall’inizio partner dell’iniziativa, afferma di aver «sempre creduto nell’Emporio, che mettendo insieme pubblico e privato riesce a stimolare la promozione delle persone».

Tornando ai dati, per quanto riguarda la merce distribuita, dagli scaffali dell’Emporio di via Cairoli, gli utenti hanno ricevuto prodotti per un controvalore di oltre 900 mila euro (+ 28%, rispetto al 2009). Ogni giorno di apertura sono stati battuti 159 scontrini, la media dello scorso anno era di 127, la spesa mensile per una famiglia corrisponde a circa 119 euro.

Il numero degli stranieri che usufruiscono dell’Emporio è aumentato del 1,6%, ma questa dato è influenzato dalle «tessere neonato», consegnata principalmente a donne straniere. Se si escludono dai dati complessivi, quelli delle mamme in difficoltà, vediamo che gli stranieri sono al 55%, contro il 45% degli italiani.

Per quanto riguarda la tipologia di merce distribuita è aumentato, e di molto, la carne fresca, con oltre 6 mila porzioni (dunque un + 135%), così come gli affettati e i salumi (+ 130%), ma anche i latticini e i formaggi (+ 73%) e gli omogeneizzati (+ 70%). Si tratta di prodotti freschi, importanti per una dieta equilibrata che grazie al contributo di donazioni da parte di aziende private e raccolte nei supermercati, riempiono gli scaffali dell’Emporio. In questo senso, tra gli obiettivi futuri, anche la distribuzione di frutta e verdura.

Il 35,6% della merce è arrivata grazie a Unicoop Firenze, il 37,4% da aziende varie, il 10% proviene dall’Agea, organismo di aiuti della Comunità europea; poi dalle parrocchie e dal Banco Alimentare. Alcuni prodotti vengono anche acquistati quando mancano, come olio, zucchero e farina (in un anno questa voce di spesa è stata pari a 20 mila euro).

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