Omicidio di camorra a Montemurlo
Ecco i nomi dei sette arrestati

Fu uno sgarro da tre miliardi delle vecchie lire, l’essersi introdotto in maniera autonoma nel traffico di stracci gestito dalla camorra, a costare la vita a Ciro Cozzolino, detenuto campano ucciso in semilibertà nel maggio del 1999  a Montemurlo. L’uomo fu freddato a colpi di pistola all’uscita da un circolo; nell’agguato fu ferito anche il cognato Giuseppe Calcagno . I sicari fuggirono a bordo di una Fiat Uno rubata il giorno prima a Montecatini e abbandonata a Prato. A dodici anni di distanza, e dopo l’assoluzione definitiva di tre indagati per l’omicidio (Michele Chierchia, Vincenzo Ascione, e Oliviero Vincenzo furono condannati all’ergastolo in primo grado, ma assolti in Appello e in Cassazione), le indagini della Squadra mobile di Firenze e Prato, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia, hanno portato all’arresto di sette fra esecutori e mandanti del delitto. Un ottavo indagato, destinatario di ordinanza cautelare, è tuttora ricercato. Decisiva, per un nuovo sviluppo delle indagini, è stata la testimonianza di un pentito, uno dei due sicari, che nel 2009 ha iniziato a collaborare con la giustizia.
Secondo l’accusa, l’agguato fu organizzato e realizzato da due clan emergenti nel panorama della camorra, i Birra-Iacomino di Ercolano e il gruppo dei Francois di Torre Annunziata, che si saldarono per punire Ciro Cozzolino, detto Vincenzo O’ Pazzo, il quale aveva assunto il predominio nel commercio degli abiti usati nella zona di Montemurlo. “Gli stracci sono meglio della droga: si fanno i soldi e non ci si sporca le mani” – emblematica la frase pronunciata al telefono fra camorristi e intercettata dagli inquirenti. Del resto la stessa recente indagine dei Carabinieri del Noe che vede coinvolta la Eurotess Srl di Franco Fioravanti, ha evidenziato ricavi per decine di milioni di euro (a forza di 28 centesimi al chilo) dovuti ai mancati trattamenti di cernita e igienizzazione previsti per legge.
Gli arrestati per il delitto Cozzolino sono: Giovanni Birra, capo storico dell’omonimo clan,  che dal carcere avrebbe organizzato l’omicidio; suo fratello Antonio Birra, che ha consegnato materialmente una delle armi ai killer; Stefano Zeno, cognato di Giovanni Birra; Giacomo Zeno, fratello di Stefano; Salvatore Di Dato; Giuseppe Chierchia, figlio di Michele, capoclan dei Francois; Palmerino Gargiulo, esponente dei Francois, ritenuto materiale esecutore dell’omicidio. Dei sette arrestati, soltanto due, Giuseppe Chierchia e Salvatore Di Dato, si trovavano in libertà; gli altri cinque erano già in carcere per altri motivi. I tre soggetti già processati e assolti per il delitto, malgrado i nuovi indizi di colpevolezza emersi grazie alla testimonianza del pentito, non possono essere imputati per il medesimo reato, secondo il principio giuridico del “ne bis in idem”.

2 Commenti

  1. finalmente altra verita’ e spero tanto ke questa lorciume di gentaglia ke ha regnato per anni ad ercolano seminando solo morte e distruzione,venga messa al fresco e vengano buttate le chiavi.FINALMENTE.

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