Incostituzionale l’ordinanza antiprostituzione. Salvo il “coprifuoco”
al Macrolotto Zero

A decadere è una parola soltanto, un “anche” al pacchetto sicurezza varato dal governo nel 2008, ma tanto basta per mettere fuori legge tutta una serie di ordinanze emesse dai sindaci in materia di sicurezza urbana e incolumità pubblica. La sentenza della Corte Costituzionale di ieri mette fuori gioco tutti i provvedimenti non contingibili e urgenti in materia, ravvisando eccessiva discrezionalità da parte dei sindaci in materie che dovrebbero essere definite per legge e invece sono ricondotte a un decreto ministeriale. Il ministro Maroni ha già dichiarato di voler risolvere il problema attraverso una legge da far passare in Parlamento. Nel frattempo, a Prato come altrove, decade l’ordinanza contro la prostituzione su strada, ed è a rischio quella – appena rinnovata fino al 30 settembre prossimo – sul divieto di tenere aperti dalle 22 alle 5 bar e ristoranti nel triangolo compreso tra via Pier Cironi, via Magnolfi e via San Giorgio.
L’anno scorso nell’area ci furono problemi di ordine pubblico a giustificare un provvedimento contingibile e urgente. Quest’anno l’ordinanza è stata ripetuta e potrebbe essere impugnata al Tar facendo riferimento anche alla sentenza di ieri della Corte Costituzionale. Resistono invece le inagibilità dei capannoni cinesi (ancorate a normative urbanistiche) e l’ordinanza sulla chiusura a mezzanotte di bar, tavola calda e ristoranti nell’area del Macrolotto Zero. Il provvedimento è stato “agganciato” al regolamento comunale sul commercio e non all’articolo 54 del Testo unico degli enti locali contestato dalla Corte. Sulla legittimità del provvedimento si deve però pronunciare il Tar della Toscana, presso il quale hanno presentato ricorso una ventina di ristoratori cinesi. Due mesi fa la loro richiesta di sospensiva è stata respinta ed è attesa la decisione nel merito della questione.

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