Muore in strada dopo il malore
in ditta, test per verificare
“doping” da iperlavoro

Per la seconda volta in due giorni un giovane operaio cinese accusa un malore e viene portato in strada dai connazionali per evitare il controllo nel laboratorio clandestino. Era successo venerdi in via Campostino da Mezzana dove Li Hua Feng, 29 anni era deceduta sulla pubblica via dopo un vano tentativo di soccorso da parte di connazionali. E’ successo nuovamente ieri attorno alle 17 in via Barsanti, dove Shi Son Bin, anch’egli 29enne, lavorava in una confezione allestita illegalmente in un vano garage del residence Arcobaleno. L’uomo ha accusato un malore al momento di alzarsi dalla brandina dove aveva riposato dopo i turni di lavoro. A chiamare i soccorsi sono stati i cinesi che lavoravano con lui, fra cui la moglie, dopo averlo trasportato sul piazzale per non incorrere nei controlli di polizia, che poi è intervenuta e ha sequestrato i locali. I tentativi di rianimazione da parte del 118 sono stati inutili. Sul corpo dell’uomo non sono state trovate tracce di violenza o di assunzione di stupefacenti. Il decesso con ogni probabilità ha cause naturali; domani pomeriggio l’autopsia dovrà dare le prime risposte anche se il sostituto procuratore Sergio Affronte ha disposto anche una serie di analisi approfondite e test tossicologici per accertare se alla vittima fossero state somministrate sostanze proibite, per poter sostenere i pesanti carichi di lavoro. I medesimi risultati sono attesi anche per il corpo della donna deceduta in via Campostino da Mezzana. In quel caso la titolare della confezione per cui lavorava è stata iscritta nel registro degli indagati per omissione di soccorso.

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*