Abolizione province, i sindaci di Prato
e Pistoia chiedono di stoppare il decreto

Nel primo pomeriggio di oggi il sindaco di Prato Roberto Cenni ha incontrato il primo cittadino di Pistoia Renzo Berti. Al centro dell’incontro, che si è tenuto a Pistoia, la manovra finanziaria di Ferragosto ed in particolare la questione dell’abolizione delle due province. Cenni e Berti hanno sottoscritto un documento comune con il quale rivolgono un appello al Governo e al Parlamento affinché le misure di riassetto istituzionale siano stralciate dal decreto e vengano inserite in un provvedimento ad hoc da discutere assieme agli enti locali e alle popolazioni.
“Il pareggio di bilancio dello Stato – si legge nel testo – è un obiettivo sacrosanto che non esitiamo a condividere, ribadendo che i nostri Comuni faranno come sempre la loro parte. Ciò premesso occorre tuttavia far presente che, come riconosciuto anche da esponenti governativi, ulteriori tagli nei trasferimenti ai Comuni risulterebbero insopportabili e difficilmente gestibili in un arco temporale così ravvicinato senza pesanti conseguenze nei servizi ai cittadini. Altri aspetti contenuti nel decreto meriterebbero di essere commentati, ma tra questi vogliamo soffermarci sulla nuova architettura istituzionale e in particolare sulla prevista abolizione delle Province aventi popolazione inferiore ai 300mila abitanti, nonostante la Costituzione all’articolo 133 indichi nella misura di 200mila abitanti il parametro ottimale, o superficie inferiore a 3.000 km2. Com’è noto ambedue le nostre Province – aggiungono Cenni e Berti – sono interessate da detta misura e l’argomento è stato oggetto di un esame congiunto. Le ipotesi in campo sono diverse ma qualsiasi di esse rischia di essere concepita senza un’adeguata ponderazione dei pro e dei contro, con il rischio di non cogliere i potenziali effetti positivi per i cittadini. La materia per sua natura non dovrebbe infatti essere valutata solo in un’ottica pur necessaria di risparmio ma anche nell’intento di favorire una migliore efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione. Le nostre città – affermano ancora i sindaci – sono attualmente guidate da amministrazioni di diverso orientamento politico, ma ciò non offusca la reciproca volontà di collaborazione e l’intenzione di salvaguardare al meglio l’interesse dei nostri cittadini. Prato e Pistoia sono città che hanno una lunga storia e tradizione ed oggi rappresentano la 2° e la 5° città della Toscana per numero di abitanti. Sarebbe difficilmente comprensibile che perdessero la dignità di città capoluogo e l’attuale dotazione di servizi. Per tutte queste ragioni – concludono Cenni e Berti – nel confermare la disponibilità a proseguire e sviluppare il confronto tra le nostre amministrazioni, rivolgiamo un accorato appello al Governo e al Parlamento affinché le misure di riassetto istituzionale siano stralciate dal decreto in esame e vengano inserite in un provvedimento ad hoc, per il quale sia prevista una scadenza ravvicinata ma sufficiente a consentirne una migliore ponderazione, anche attraverso il contributo delle associazioni degli Enti locali, ed il coinvolgimento delle popolazioni”.

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