Concordato Sasch, duro intervento di Carlesi
e dell’Italia dei Valori

Duro intervento del capogruppo Pd in Consiglio Comunale Massimo Carlesi sull’ipotesi di concordato per la Sasch, l’azienda in grave crisi di proprietà del sindaco di Prato. “A proposito della Sasch e del concordato preventivo proposto a una percentuale ridicola e offensiva – scrive Carlesi – ho aspettato un comunicato del palazzo o una dichiarazione del sindaco. Roberto Cenni si è però guardato bene dal parlare e, forse, ancora una volta dirà che le questioni private sono una faccenda e quelle del (non) governo della città sono un’altra”.

Carlesi prosegue: “Peccato che sia stato proprio lui, meno d’una settimana fa, a scagliarsi contro tre centinaia di aziende cinesi (e si sa che sono molte di più) per dire che non pagano le tasse. Apprendere che egli stesso ha poco meno di 5 milioni di tasse e contributi da versare, senza saper come, richiede una spiegazione se non addirittura un passo indietro.

“Dal palazzo non è arrivato nulla. Dalle liste civiche neppure. Silenzio (quello che fa più rumore) dal sindaco stesso.

Eppure, i numeri parlano chiaro. Ho già citato quello del debito con l’erario e con la previdenza sociale. Sono ancora più impressionanti e devastanti per tante aziende sane e per tante famiglie pratesi (queste e quelle sì da aiutare) perché comprendono fornitori in fortissima difficoltà, dipendenti che, se anche dovessero incassare il 100%, avranno pur sempre perso il posto di lavoro.

“Sasch propone il 18% e spiccioli (e questa e una media del gruppo, segno che a qualcuno potrebbe andare peggio ancora) per un concordato preventivo che è di per sé uno scandalo. Lo ripeto da tempo e non solo a proposito del sindaco che aveva fornitori cinesi e stabilimento in Cina: i concordati preventivi con queste percentuali sono moralamente inaccettabili e sono un cancro per la nostra economia in difficoltà.

“Vi risparmio invece il teatrino in consiglio comunale che ha visto l’assessore Aldo Milone, al quale il Pdl ha donato un consigliere comunale per poter giocare di sponda, rispondere a un question time fatto recitare ad arte a quel pozzo di democrazia e d’attenzione per i temi sociali che si chiama Giancarlo Auzzi. Milone ha di nuovo attaccato a sproposito il nostro gruppo, senza dir nulla del mancato pagamento per tasse e contributi dell’azienda del suo sindaco.

Mi torna in mente una frase del sindaco, di diverso tempo fa, pronunciata a proposito delle sue aziende. Lo rimbrottai sui giornali, mi rispose e, poi, mi chiamò al telefono. “Così fan tutti”, disse Cenni.

Conosco però le rinunce di tanti imprenditori pratesi che per far fronte alla crisi e per pagare stipendi, tasse e contrubuti hanno molto spesso messo i soldi personali nell’azienda e in altri casi hanno venduto proprietà personali; il tutto per dare futuro all’azienda, salvare più posti di lavoro possibili e credere ancora nella nostra Prato.

“Il sindaco che ha partecipato anche di recente agli incontri pubblici sulla crisi Sasch, nella sua doppia veste, non può far finta che nulla è successo e deve chiarire alla città la sua posizione.

“Non so cosa faranno i creditori quando dovranno votare se acccogliere la proposta del concordato. E’ però certo che tanta ricchezza è stata bruciata e che chi ha lavorato, da dipendente o da fornitore, potrà riscuotere tardi soltanto una minima parte di quel che gli spetta. Davvero una brutta pagina della storia di Prato”.

Dello stesso tenore l’Italia dei Valori. “Mentre i rappresentanti degli artigiani e dei sindacati pratesi litigano per cercare una quadra sui tre milioni di euro che il Ministero dello sviluppo economico ha destinato al distretto pratese per dare nuova linfa al cardato rigenerato, si legge – nelle stesse pagine di stampa che riporta quella notizia – che il sindaco di Prato in qualità di socio di riferimento della Sasch, dovrebbe allo Stato la bellezza di quattro milioni ed ottocentomila euro. Dovrebbe cioè allo Stato, per tributi e contributi non versati, un milione ed ottocentomila euro in più di quelli che gli artigiani pratesi  sperano di ricevere dallo stesso Stato per finanziare i loro progetti di rilancio.

“Come Italia dei Valori e quindi come partito di opposizione a questo centrodestra che governa Prato ci viene da chiedere ai pratesi: ma quale differenza c’è fra il sindaco Roberto Cenni e quegli imprenditori cinesi che evadono le tasse? Secondo noi nessuna, o meglio ci sarebbe da dire che gli imprenditori cinesi evadono le tasse e fanno soldi a palate che esportano in Cina, il nostro sindaco non paga tributi e contributi allo Stato e accumula anche debiti per centosettanta milioni mettendo nei guai decine di altri imprenditori ed artigiani che potrebbero doversi accontentare di riscuotere solo il 18,7% dei crediti che vantano nei confronti della Sasch. E chissà quando li riscuoteranno, semprechè vada in porto questa proposta di concordato.

“Quanto sta emergendo dalla storia imprenditoriale del sindaco Roberto Cenni, storia che prima o poi verrà fuori per intero, ci lascia  perplessi e preoccupati. Non riusciamo a vedere un futuro di successo per l’imprenditore Cenni e purtroppo abbiamo l’amaro sospetto che le negatività che potrebbero venir fuori dall’indagine sul concordato potrebbero gettare una cattiva luce anche sulla città di Prato che il sindaco Cenni rappresenta a tutti i tavoli istituzionali, compreso quel Tavolo del distretto dove ci sono da difendere i diritti degli artigiani e trovare strategie vincenti per l’economia cittadina.

“Al sindaco Roberto Cenni rivolgiamo ancora una volta un invito a riflettere sul ruolo istituzionale che ha assunto e alle sue vicissitudini di imprenditore che prima o poi dovrà affrontare. Cenni rifletta se sia il caso o meno di trascinare una intera città in un tunnel in cui sembra ormai già entrato lui, la sua famiglia e molti dei suoi soci.

“Ai partiti del centrodestra che lo sostengono l’invito è di pensare al bene della città e dei pratesi e non alle poltrone. Prato non merita questo”.

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