Milone: “Un deposito cauzionale per prevenire
l’evasione fiscale delle imprese straniere”

Un deposito cauzionale da fare pagare ai cittadini extracomunitari che vogliono aprire un’attività commerciale o industriale. E’ questa in sintesi la proposta dell’assessore alla sicurezza Aldo Milone (nella foto), supportato anche dal presidente della commissione consiliare 3, Federico Tosoni, per contrastare il dilagante fenomeno dell’evasione fiscale da parte degli stranieri e in particolare della comunità cinese. La proposta, che potrebbe trovare anche l’appoggio del Pd e in generale del centrosinistra con un documento unitario da inviare ai ministri competenti, deve essere ancora definita nei dettagli e c’è anche un’ipotesi di estendere la richiesta di deposito cauzionale anche ai nuovi imprenditori italiani e comunitari. In questo caso però la necessità del pagamento di una cauzione sarebbe limitata solamente a coloro che non possiedono beni di proprietà. Dopo il controllo sulle confezioni cinesi, l’assessore Milone ha presentato i dati dell’evasione degli operai orientali che lavorano all’interno di queste aziende. Dal campione preso in esame si deduce che ben 5 mila operai non hanno versato nemmeno un euro fra Irpef e addizionale comunale e regionale, per un danno di 12 milioni all’anno all’erario, 500 mila euro alle casse comunali e oltre 700 mila per la Regione Toscana. Cifre che Milone non esita a definire allarmanti: «Questa rete d’imprese ha creato un’economia di rapina, che depreda il territorio ed alimenta la concorrenza sleale – ha commentato l’assessore – usufruiscono infatti di servizi sanitari, scuole, strade ed infrastrutture senza contribuire alla spesa pubblica. Di fronte ad una manovra Finanziaria e ad una crisi economica che chiedono sacrifici a tutti, dagli Enti locali ai pensionati, come è possibile che un Comune come il nostro possa rinunciare a questi introiti? Sono cifre che dovrebbero confluire in bilancio per essere tradotte in servizi sociali, verde pubblico, aiuti alle famiglie ed opere pubbliche». Come ha spiegato Milone infatti l’attività di recupero da parte dell’Agenzia delle Entrate nei confronti delle aziende cinesi inadempienti è difficile e molto spesso porta ad un vicolo cieco, perchè spesso i titolari delle imprese si rendono irreperibili, non ricevendo neanche le notifiche, oppure non hanno beni immobili intestati su cui il fisco si possa rivalere con istanza cautelare. Da Milone arriva anche la richiesta di confronto all’opposizione e in particolare al partito democratico, al quale chiede una precisa presa di posizione di fronte a questi dati.

1 Commento

  1. credo che il deposito cauzionale debba riguardare soltanto gli stranieri. un qualsiasi esercente o imprenditore italiano è già stato abbastanza penalizzato, in questi anni, e per concorrenza sleale, (i maggiori ricavi da loro prodotti
    senza pagamento d’imposta), oltre alla concorrenza derivata dal nuovo, dal diverso, che già si pubblicizza da sè. (andare in un ristorante cinese
    o pakistano è cosa nuova, no?) ed inoltre il deposito cauzionale, così inteso, in realtà diventa inverosimile..di quanto dovrebbe essere il deposito cauzionale? impossibile stabilire quale reddito potrebbe produrre e un deposito non è quantificabile. No, giusto sarebbe mettere invece una tassa su ogni versamento in banca, di bassa percentuale, ma
    se versano dirca 1.000.000.-di euro al giorno dovrebbero poi giustificare
    il 1100000 di costi?–mettere una tassa sul versamento significa obbligarli a denunciare il 1.000.000 di euro. e nessuno potrebbe dire che è stato costituito un fondo coi loro..soldi, chiamato cauzione..si dovrebbero industriare a trovare le pezze di 1000000 di costi..davvero difficile..

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