A palazzo Buonamici un confronto sul tema
della città multietnica

E’ la lingua il problema maggiore che incontrano i ragazzi di seconda generazione che vivono a Prato. Ma non solo. Anche episodi di discriminazione e di scherno non aiutano la convivenza di chi si sente pienamente italiano. E’ in estrema sintesi quanto emerso questa mattina nel corso del confronto fra gli studenti delle scuole superiori pratesi promosso dalla vicepresidente e assessore alla Scuola della Provincia Ambra Giorgi sul tema dell’integrazione. Stimolo dell’incontro, al quale erano presenti gli insegnanti del Datini Luciano Luongo e Don Jean Jacques Ilunga, e il videomaker Ivan D’Ali, la proiezione del cortometraggio Il caleidoscopio: visioni interculturali.
“Il primo giorno di scuola mi sentivo persa, non capivo la lingua di chi avevo accanto e non mi sentivo a mio agio. E anche adesso mi sento più compresa dai compagni stranieri piuttosto che dagli italiani.” E’ Yana Smirnova che parla, una delle ragazze intervenute questa mattina all’incontro e protagonista insieme a Elisabetta Hu, Andrea Donnini, Zhang Qi (Marco) e Muca Jonida del video nato all’interno di un laboratorio dell’istituto Datini coordinato da Luciano Luongo e guidato da Ivan D’Ali.
“Il maggior disagio per chi desidera integrarsi è proprio la difficoltà della lingua – sottolinea Giorgi – Per questo è importante continuare a lavorare con iniziative concrete come lo è il Protocollo per l’accoglienza degli stranieri nelle scuole, un’azione che ci aiuterà a passare da una città multietnica a una città multiculturale.” Ma se il problema maggiore proviene dalla difficoltà di comprensione anche lo scherno e la derisione fanno male ai ragazzi. “Io mi sento Italiana perché vivo la stessa vita dei ragazzi italiani, ma a volte no, perché gli insulti per strada mi fanno sentire diversa” ha detto Elisabetta Hu, che frequenta il Datini e aspira a diventare hostess. E di questi episodi spesso i ragazzi non ne parlano con i genitori, “che già hanno tante preoccupazioni”, ma con gli amici. Ma c’è anche la voglia di denunciare pubblicamente un ingiustizia. Come ha raccontato una giovane ragazza di origine marocchina per la quale la scelta di portare il velo ha comportato l’esclusione da una stage lavorativo in un albergo pratese.
E se episodi di razzismo o intolleranza fra compagni non sono infrequenti è anche vero che “su questo fronte si sono fatti molti passi avanti – ha detto Ilunga – Al Datini si è portato avanti un grandissimo lavoro sull’integrazione, costruendo in silenzio la città del futuro.” E proprio al Datini è nato Il caleidoscopio: visioni interculturali, un video intenso e suggestivo che ha raccolto i pensieri, le esperienze, la storia personale, i divertimenti e gli svaghi di sei giovani protagonisti che mostrano cosa significhi essere ragazzi oggi a Prato. Il corto racconta quali sono le incomprensioni e i pregiudizi che si trovano davanti, la nostalgia per il paese che si è lasciato e per gli affetti che si sono persi, ma anche la voglia di sentirsi accolti.

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