Domani i funerali dei padri cappuccini
e del volontario morti in Tanzania

Sono rientrati oggi pomeriggio in Italia i corpi dei tre frati cappuccini e del volontario fiorentino, scomparsi una settimana fa in un incidente stradale durante una missione in Tanzania. Le salme di padre Corrado Trivelli, padre Silverio Ghelli, padre Luciano Baffigi, e di Andrea Ferri saranno esposte nelle prossime ore al Convento dei Cappuccini di Montughi, a Firenze, dove alle 21,15 si celebrerà una messa in suffragio.
Le esequie dei tre Cappuccini si terranno domattina alle 10, nella Basilica di Santa Croce a Firenze. Alla celebrazione, che sarà presieduta dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, saranno presenti anche il vescovo di Prato Gastone Simone assieme ad altri dieci vescovi toscani e al Ministro generale dei cappuccini, lo svizzero Mauro Jöhri.
I funerali del volontario Andrea Ferri verranno celebrati domani pomeriggio alle 16 a Cerbaia, San Casciano Val di Pesa.
Chi vorrà dare l’estremo saluto a padre Corrado, da tempo alla guida del convento pratese, a padre Silverio e a padre Luciano, potrà recarsi a Firenze in pullman, con ritrovo alle 8 in punto in via Diaz, di fronte alla chiesa dei cappuccini de La Pietà.
Intanto, ieri sera, oltre 200 persone, uomini e donne, laici e religiosi di ogni età, hanno preso parte alla messa, concelebrata dai cappuccini e dal clero dell’intero vicariato est, in memoria dei quattro defunti. Durante la celebrazione è stato letto un passaggio del testamento che padre Corrado affidò ai confratelli nel 2008, prima di essere operato al cuore. «Non voglio pianti e lamenti ma un coro – scrisse il padre cappuccino – “È giunta l’ora Padre per me”. Grazie al Signore e grazie a chi mi ha dato la vita naturale – aggiunse – Grazie ai miei superiori e ai confratelli. Grazie a tutti voi. Non cessate di amare la missione».
Missione che padre Corrado curava anche come giornalista, dal suo Eco delle Missioni, che dirigeva con puntualità. È del marzo scorso, per esempio, il numero nel quale rivela di non essere «mai stato missionario a tempo pieno» ma di poter affermare «che la missione è sempre stata nel mio cuore».

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