GLI AUGURI DEL VESCOVO AI PRATESI

Scrivo questo saluto natalizio al mattino del 23 dicembre, settimo anniversario della morte del Vescovo mons. Fiordelli. Egli  prima di  lasciare la guida della diocesi ci consegnò, per ricordo,  due parole: «ricordatevi dei poveri»  e «gettate le reti a largo», alle quali ho ripensato spesso cercando  di farle vive a tutta la Diocesi.
Il termine poveri non indica soltanto la povertà (assoluta o relativa) di genere economico, ma anche tutto il complesso delle privazioni morali, delle infermità  fisiche e delle sofferenze più varie. È doverosa, semplicemente doverosa, la vicinanza alle persone maggiormente sprovviste di beni materiali e più cariche di pesi dolorosi.  Come si vorrebbe essere vicini  per sostenere, confortare, consigliare, assicurare un costante,  fraterno ed efficace interessamento!
Ma certamente, in particolare in questi anni, ricordarsi dei poveri e sforzarsi di liberarli  dalle strettezze materiali, ha significato entrare nel vivo dei problemi della società pratese, avere a cuore il bene comune e interloquire con quanti hanno autorità e responsabilità  politiche, amministrative, economiche e culturali in mezzo a  noi. Con una missione in ogni modo: far intravedere ogni  pur piccolo segno di speranza.
Ebbene, mentre mi si dice  che nel 2012 la crisi sarà ancora più grave, io voglio aggiungere: la crisi passerà, passerà questa dura stagione. Sento di dover dire: preparatevi alla ripresa pur essendo essa più o meno lontana.  E intanto facciamo di tutto – e tutti –  per star vicini a chi patisce maggiori privazioni anche con rinunce personali e familiari. Siano benedetti coloro che avendo capitali intendono amministrarli con saggezza sia per il lavoro di oggi e di domani, sia per alleggerire i pesi dei più colpiti. Siano ugualmente incoraggiati quanti si impegnano in uno sforzo di creatività economica, sebbene limitata.
In questi ultimi tempi mi è sembrato di vedere alcuni segni di  una maggiore coesione e collaborazione  istituzionale. È la strada necessaria. Insistere  su polemiche e scontri al di sopra delle righe contribuisce a bruciare energie benefiche, così necessarie in questa faticosa transizione. Ripeto: verrà, verrà una nuova migliore stagione.
Mons. Fiordelli ci lasciò un’altra indimenticabile esortazione: «gettate le reti a largo». Facendo nostre queste parole abbiamo cercato, da vent’anni  a questa parte, di costruire ponti, di tessere relazioni, di favorire amicizie in ogni direzione, di far sentire a tutti la partecipazione dei credenti in Cristo alla vita dei singoli e della  città. Nessuno è estraneo per noi, siano le migliaia di immigrati di altre religioni,  siano le tante persone pratesi non praticanti o molto incerte circa la fede della Chiesa. Non sarebbe autentiche le nostre buone relazioni, se pur nel rispetto e la discrezione, non facessimo sentire o almeno intravedere il nostro vivo desiderio che tutti ripensino e scoprano Dio  e incontrino  in maniera autentica Gesù. Come non auspicare per Prato, insieme alla ripresa economica e oltre la stessa crescita dell’impegno morale e solidale una più larga disponibilità a prendere sul serio l’appello ad abbattere pregiudizi e malintesi e a cercare più in profondità l’intera verità della vita, la quale per noi si chiama Dio, si chiama Gesù Cristo.
È in questo spirito che vorrei stringere la mano e abbracciare almeno col sorriso tutti i pratesi, nessuno escluso.  Auguri, dunque, non solo di sentire l’incanto della Notte Santa, ma di vivere n ogni famiglia un Natale buono e il più possibile  felice.

Mons. Gastone Simoni
Vescovo di Prato

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