Il bilancio del Museo del Tessuto chiude con un attivo di 292 euro. E il futuro si gioca sulla capacità di fare sinergia

Il documento economico-finanziario del Museo del tessuto di Prato rispetta per il decimo anno consecutivo l’equilibrio tra le voci in entrata e in uscita: è stato approvato oggi all’unanimità, con un avanzo di 292 euro, il bilancio della fondazione che chiude il risultato della gestione in attivo. Con quest’atto giunge a termine il secondo mandato del presidente Andrea Cavicchi, alla guida dal 2007 al 2009 e dal 2010 al 2013. L’ente gestore della struttura ha spiegato che il risultato positivo è frutto di un modello gestionale accurato e innovativo, che ambisce ad essere esportabile ad altre realtà. “Prima abbiamo creato una struttura in cui le persone lavorano in maniera molto accurata sulla rendicontazione – dichiara il presidente Cavicchi – poi, con l’aiuto di alcuni professionisti, abbiamo cercato di quantificare la ricaduta sul territorio del valore aggiunto della struttura, che è intangibile. Lasciamo ai soci fondatori una realtà nella quale una cultura gestionale attenta – aggiunge – si affianca ad un dinamismo e ad una progettualità che sono una vera risorsa per il distretto, sia per la dimensione regionale sia per quella nazionale. Lo testimonia il sostegno che il museo ha ricevuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali per il triennio 2012-14 che spero possa essere riconfermato”. Entrando più in dettaglio nei numeri del bilancio 2013 presentati dal direttore del museo Filippo Guarini, viene fuori che il totale delle risorse a disposizione della Fondazione è di circa 620mila euro annui, di cui oltre 500 mila derivanti da contributi e 70mila di entrate commerciali da biglietti venduti, incassi bookshop, sponsorizzazioni e canone di concessione della caffetteria. Sul fronte delle uscite, a pesare di più sono i costi relativi alle gestione dell’immobile, in particolare quelli dei consumi elettrici che ammontano a 21 euro al metro quadro seppur in calo dell’1,5 per cento rispetto al 2012, grazie ai lavori effettuati sull’impianto. Nell’ottica di valorizzare la struttura, ai fini di aumentare le entrate, la commercialista Irene Sanesi, consulente della Fondazione, ha illustrato un modello per il funzionamento del museo che si basa su criteri non esclusivamente tecnico-scientifici, di cui parla all’interno del suo libro “Il valore del museo”. “Il valore di un museo si misura anche utilizzando gli indicatori del Vac (valore aggiunto culturale), per esempio la reputazione – spiega – e soprattutto molti indicatori intangibili perché la cultura, oggi, è sì qualcosa di vicino a noi, ma c’è anche tutto un capitale relazionale, intangibile, che rappresenta il nostro made in Italy nel mondo”. In questa logica Sanesi sottolinea che “il futuro del Museo del tessuto di Prato dipenderà dalla capacità di continuare a essere uno staff coeso, di saper gestire in maniera glocal e di evolversi facendo rete e cercando di creare sempre di più progetti condivisi sfruttando la sinergia con gli altri enti come chiave di volta per l’efficienza e l’efficacia delle istituzioni culturali”

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