I prigionieri pratesi e la Grande Guerra: in mostra gli archivi della Croce rossa


In occasione delle celebrazioni del centenario dell’inizio, per l’Italia, della Prima guerra mondiale, il comitato provinciale della Croce rossa sta lavorando a una mostra e un catalogo per cercare di recuperare la memoria dei soldati pratesi morti nei campi di prigionia durante la Grande Guerra. L’iniziativa è stata presentata stamani nei locali di via Ciliani da Pietro Garofalo del nucleo arruolamento e attività promozionali della Croce rossa, in rappresentanza della presidente del comitato assente per impegni istituzionali, e da Patrizia Saletti, infermiera volontaria da 44 anni a cui va il merito di aver dato il via a questo lavoro di ricerca e studio. Tutto è iniziato dal ritrovamento negli archivio di un quaderno. “Nel rimettere in ordine del materiale di archivio – racconta l’infermiera coordinatrice della ricerca – mi sono imbattuta in un libretto di corrispondenza per prigionieri di guerra in cui ci sono scritti nomi di soldati, si tratta di nominativi tipicamente pratesi, quali Sanesi, Rindi, Bellucci e Papi. Sono 180 in tutto. In più ho ritrovato una serie di lettere, cartoline provenienti dai campi di prigionia e tanto altro materiale con carte intestate dei lanifici storici come Cangioli e Ciabatti ”. Insieme all’ingegner Damiano Leonetti, studioso di storia della prima Guerra mondiale, Saletti sta conducendo una ricerca che mira ricostruire un’importante pagina di storia della città. “Il progetto si compone si sei sezioni a cui corrispondono altrettanti gruppi di lavoro – spiega – :la storia del comitato, uno studio sulle infermiere volontarie, un altro sugli ospedali militari e quelli della Croce Rossa sui quali abbiamo ritrovato materiale interessante del Buzzi e del Cicognini, uno sul rapporto con le fabbriche e la popolazione, infine, quello più importante sui prigionieri”.
Nelle intenzioni degli organizzatori c’è quella di riuscire a da vita due mostre: una a Prato e un’altra a Vaiano, da realizzare in collaborazione con il Centro di documentazione storico etnografica della Valbisenzio. Da parte del Comune di Prato, rappresentato all’iniziativa dall’assessore all’Istruzione Mariagrazia Ciambellotti, è arrivata immediata la disponibilità a mettere a disposizione spazi in centro città per ospitare una esposizione che abbia anche un’impronta didattica.“Se se tutto va bene – continua Saletti – saremo pronti per la fine di maggio”. I nominativi dei prigionieri saranno consultabili sul sito del Centro documentazione storico etnografica (http://www.fondazionecdse.it) allo scopo di rintracciare i discendenti dei soldati e raccogliere il maggior numero di dati inerenti la vita di queste persone. “La collaborazione da parte delle famiglie nella raccolta di materiale, informazioni e testimonianze – aggiunge Leonetti – è fondamentale per ricostruire la biografia dei prigionieri pratesi morti in guerra”. Per mettersi in contatto con il comitato storico della Cri è possibile contattare il numero 358766237 o inviare una email all’indirizzo di posta grandeguerra.cri@gmail.com. A questo proposito l’appello della Croce rossa è di “aprire la porta ai volontari che stanno portando avanti questo lavoro di ricerca delle fonti importante per tutta la città”.

 

 

 

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Fabio
Fabio
6 anni fa

Sono orgoglioso che a Prato ci siano vari gruppi che si impegnano affinchè la nostra storia e la nostra memoria sulla Grande Guerra non venga dispersa e possa essere trasmessa ai nostri figli!.
Seguendo il programma dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, oggi pomeriggio sono stato al primo, di una lunga serie di incontri, da loro, già messi in calendario fino alla metà del 2015. In p.za San Marco c’è il museo “Casa delle Memorie di Guerra, per la Pace”. Oggi, frà i presenti ho notato Maria Grazia Ciambellotti, i sindaci di Vernio e Poggio a Caiano, Filippo Alessi, il vice prefetto con vari Presidenti di Associazioni d’Arma. I quotidiani e le emittenti locali, purtroppo, in questa occasione non hanno dato spazio a questo evento che, visto le autorità partecipanti, probabilmente avrebbe meritato maggiore visibilità. Laddove esistano più soggetti che “lavorano” nella stessa direzione, ritengo doveroso suggerire di procedere sempre “insieme” per non disperdere, nell’interesse collettivo, energie e materiali. Un ringraziamento e un saluto a tutti.-