Rivolta cinese, al vertice fra Procure anche la direzione antimafia: si cercano i registi occulti della sommossa

Anche i rappresentanti della direzione investigativa antimafia hanno partecipato al vertice tra la Procura di Prato e quella di Firenze che si è tenuto stamani presso la Procura generale al Palazzo di Giustizia di Novoli. I magistrati si sono scambiati informazioni sulle due inchieste: quella fiorentina sui disordini all’Osmannoro dove un controllo di polizia all’interno di un capannone ha innescato la rivolta di centinaia di cinesi, e l’inchiesta della Procura di Prato che ha coinvolto diversi esponenti dell’Associazione del Cervo Bianco, indagati per aver organizzato ronde e spedizioni punitive, aggravate dall’odio razziale, nei confronti di cittadini magrebini sospettati di compiere scippi e rapine ai danni di orientali. La Procura di Firenze vuole capire se alla sommossa hanno partecipato attivamente esponenti dell’Associazione del Cervo Bianco. Molti dei rivoltosi di Sesto Fiorentino sono giunti da Prato, con un tam tam di cellulare in cellulare che ha richiamato circa 500 persone.
“Il disagio nei confronti dei controlli di polizia non è un disagio di Sesto Fiorentino, ma appartiene alla comunità cinese di Prato” ha detto il procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Del resto, nel capoluogo pratese si concentra la gran parte dei blitz e delle conseguenti multe e notizie di reato: ben 770 quelle scaturite nei primi sei mesi dell’anno.

Qualora gli esponenti dell’associazione del Cervo Bianco fossero i “registi” occulti della rivolta di Sesto, si confermerebbe l’indole eversiva di alcuni soggetti, che oltre ad aver messo in piedi un sistema di “giustizia fai da te”, avrebbero giocato anche la carta della contestazione di piazza nei confronti delle istituzioni. Al momento, tuttavia, i legami tra quanto avvenuto a Sesto Fiorentino e i promotori cinesi di Prato della rivolta sono da dimostrare e la stessa Procura di Firenze sta procedendo per singoli casi di resistenza a pubblico ufficiale. Quel che è certo è che gli investigatori non si aspettano contributi significativi da parte del consolato cinese, che peraltro dopo la tragedia della Teresa Moda ha deciso di non firmare, pur invitato, il Patto per il lavoro sicuro. La Procura di Prato nei mesi scorsi ha chiesto aiuto alle autorità diplomatiche della Repubblica Popolare cinese per trovare interpreti e traduttori, indispensabili per portare avanti inchieste come queste. La risposta è arrivata a stretto giro di posta, significativa nella sua stringatezza: “Non abbiamo trovato nessuno”.

Dario Zona

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