Caporalato, lavoro nero e smaltimento illecito di rifiuti: arresti e sequestri colpiscono nota azienda vinicola FOTO e VIDEO

Sfruttamento del lavoro nero, reclutamento di cittadini extracomunitari giunti in Italia come profughi, ma anche truffa aggravata per il conseguimento di fondi europei, interramento di rifiuti speciali, reati fiscali, ostacolo alle indagini e frode in commercio nella produzione del vino Chianti. 

Sono alcuni dei reati contestati ai responsabili dell’azienda Coli SPA, di Tavarnelle Val di Pesa, una delle principali società vitivinicole toscane, travolta dal secondo filone dell’inchiesta Numbar Dar della Procura di Prato, condotta da Digos, Polizia stradale e Guardia di Finanza, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, sotto la direzione dei sostituti procuratori Antonio Sangermano e Laura Canovai. 11 le misure cautelari personali, di cui 9 eseguite. Agli arresti domiciliari sono finiti Giampiero, Filippo e Giacomo Coli (nel video sotto il momento in cui vengono condotti in Questura), oltre a Giuliano Michelucci e Alfio Cosentino, faccendiere e investigatore privato ingaggiati dall’azienda. Obbligo di dimora per Vincenza Tufo, collaboratrice, e altri 4 pakistani che facevano da autisti per condurre nel Chianti i lavoratori a nero: centinaia gli immigrati e tra di loro molti richiedenti asilo che dal 2011 venivano reclutati a Prato da Tariq Sikander (il “numbar Dar”, “capovillaggio”), e portati a lavorare in condizioni disumane, con l’uso di violenza, minaccia e intimidazione, nelle vigne dell’azienda agricola dei Coli. Sikander ha detto ai magistrati di aver portato i braccianti a lavorare nei terreni di altre due aziende vitivinicole, queste però erano all’oscuro dei metodi applicati e delle condizioni di sfruttamento: tra queste ci sarebbe anche un’azienda riconducibile al noto cantante Sting, completamente estraneo all’inchiesta.


La fase 2 dell’inchiesta Numbar Dar ha dimostrato che erano proprio gli imprenditori italiani a tirare le fila dello sfruttamento: facevano fatture false e spedivano bonifici alle aziende intestate a Sikander e alla moglie, che poi restituivano loro l’80% degli importi in contanti e a nero. Un modo per abbattere il carico fiscale e far figurare un’altra società a cui subappaltare lo sfruttamento del lavoro nero. 5 euro l’ora il compenso massimo riconosciuto ai braccianti, parte del quale era scomputato dai caporali per pagare l’affitto di una stanza sovraffollata in un appartamento di via Marx, vicino ai giardini da cui ogni giorno partivano i viaggi verso il Chianti. A fornire i furgoni e il gasolio, spesso, era la stessa azienda Coli, che disponeva anche dei timbri delle aziende intestate ai pakistani, per poter “sistemare” la contabilità, come accertato dal nucleo di polizia tributaria diretto dal tenente colonnello Bruno Baldini, che ha seguito personalmente l’inchiesta assieme al luogotenente Rosario Cipolla.

 Sotto il video con le interviste

Nelle carte dell’indagine c’è anche un grave infortunio sul lavoro: un bracciante fu trafitto ad una guancia da un filo di ferro e quando dopo ore fu portato all’ospedale di Prato si tentò di far passare l’infortunio per un incidente domestico.
Tra le accuse c’è anche quella di aver ottenuto indebitamente fondi europei: nelle operazioni di eradicazione e reimpianto dei vigneti, si dichiarava di utilizzare personale dipendente pagato 15 euro l’ora e invece si ricorreva ai lavoratori africani, che intascavano meno di un terzo. Il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto anche l’interramento di rifiuti speciali (i pali dei vigneti dismessi) nei piazzali antistanti l’azienda. Gli imprenditori dovranno anche rispondere di aver messo in commercio vino Chianti prodotto con uve provenienti dalla Sicilia e dalla Puglia, in modo difforme rispetto ai disciplinari. Quando gli indagati si sono accorti che Tariq Sikander, fermato dalla polizia nel maggio scorso, stava collaborando con gli inquirenti, hanno provato a dissuaderlo promettendogli 30 mila euro e in parte facendogli recapitare denaro con un bonifico. Agli indagati è contestata l’associazione a delinquere. Ingenti i sequestri preventivi nei confronti della famiglia Coli: quote di società di 7 aziende e tre agriturismi, per un valore che sfiora il milione di euro.

Nel video sotto, le perquisizioni della polizia e le fasi di scavo del Corpo Forestale che ha scoperto una discarica abusiva nella zona antistante l’azienda.  

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