Disturbi dell’apprendimento: “I tempi di attesa nel servizio pubblico lievitano e le famiglie sono costrette a rivolgersi altrove a loro spese”

«Da quando per poter accedere ai benefici della legge 170 sui disturbi specifici dell’apprendimento occorre una certificazione i tempi di attesa per una prima visita nei servizi pubblici sono lievitati e obbligano le famiglie a rivolgersi altrove a loro spese». A lanciare l’allarme Christina Bachmann, psicologa del Centro Risorse di Prato alla vigilia dell’ottava edizione del convegno nazionale sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento che si terrà venerdì 11 novembre (Auditorium del Palazzo dell’Industria di Prato) e organizzato dal Centro Risorse.

«La legge 170 del 2010 sui disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) e tutta la normativa del Ministero dell’Istruzione sui cosiddetti BES (bisogni educativi speciali) – spiega Bachmann – nascono per garantire gli stessi diritti ai bambini che hanno difficoltà nell’apprendimento e permettere loro di imparare nel miglior modo possibile. Troppo spesso viene negata, però, l’indennità di frequenza, costringendo le famiglie a fare ricorso per ottenere un beneficio economico che spetterebbe loro di legge».

Apriranno i lavori Riccardo Bettiga, del consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi e Franco Botticelli, presidente dell’associazione italiana dislessia AID.
Sono previsti interventi sullo stare bene a scuola, sui diritti e sulla qualità di vita dei ragazzini con DSA (Raffaele Ciambrone, Enrico Profumo, Marco Bertelli, Gabriella Scaduto, Francesco Chetoni e Francesca Raffaele).
Si parlerà degli aspetti clinici con gli interventi di Lauro Mengheri e Christina Bachmann, ma anche di autostima (Michele Borghetto), di prerequisiti linguistici (Giulia Corradini, Sara Marzialetti) e del ruolo della scuola nell’identificazione precoce dei disturbi dell’apprendimento (Viviana Rossi).

Il convegno vuole rappresentare un’occasione di riflessione sulle attuali evidenze scientifiche sul tema dei DSA, ma anche un invito a superare le mere etichette diagnostiche per ricordarsi del bambino che, qualunque difficoltà abbia, ha il diritto di essere aiutato a diventare un adulto felice. Agli insegnanti, infatti, è richiesto di conoscere certi disturbi clinici e le conseguenze che possono avere nelle attività scolastiche, ai clinici di stilare diagnosi che possano essere utilizzate ai fini della programmazione didattica e dell’intervento riabilitativo.

«Stiamo assistendo a un utilizzo sempre più strumentale delle diagnosi, ovviamente necessarie nel caso di veri e propri disturbi come la dislessia – prosegue Bachmann – ma occorre fare attenzione al rischio di etichettare i bambini in base al loro disturbo, dimenticandosi della complessità umana e delle risorse che anche un bambino con certificate difficoltà può mettere in campo per affrontare il percorso scolastico e di vita. Tutti i bambini, diagnosi o no, hanno il diritto di imparare mentre non è previsto nessun aiuto economico per supportare la famiglia nelle spese di logopedia, riabilitazione, ripetizioni e strumenti informatici previsti dalla legge».
Per maggiori informazioni: www.centrorisorse.info.

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