Falsi permessi di soggiorno, le intercettazioni che inchiodano i professionisti pratesi

“Una scelta criminale” quella dei colletti bianchi, che hanno lavorato “illegalmente esclusivamente per cittadini della comunità cinese”, ben consapevoli del fatto che le istituzioni pratesi “non sarebbero state in grado di svolgere una verifica penetrante, oltre il mero dato del controllo formale”. Con queste parole il gip Silvia Isidori ha descritto l’operato dei due due studi professionali travolti dall’inchiesta della guardia di Finanza, che ha scoperto un sistema ben radicato di falsificazione di buste paga, dichiarazioni dei redditi, certificati di assunzione, finalizzati all’ottenimento del rinnovo di permesso di soggiorno per cittadini cinesi. In carcere sono finiti il consulente del lavoro pistoiese Filippo Rosini, il commercialista veneto Alberto Robbi e il socio di quest’ultimo: il 31enne Jimmy Zhong. In tutto gli indagati sono 83, di cui 12 – dipendenti e collaboratori degli studi prfessionali – finiti agli arresti domiciliari e 19 con obbligo di firma.

Gli studi Rosini e Robbi, in via Traversa pistoiese e via Colombo, avevano fatto fortuna lavorando proprio con la comunità orientale: il primo, negli ultimi nove anni, ha tenuto la contabilità per ben 2.087 imprese cinesi, un quinto di tutte le ditte individuali orientali censite in quel periodo. Ma anche lo studio Robbi, provenendo da Verona, aveva trovato terreno fertile nella nostra città, con 858 ditte individuali clienti, grazie al passaparola e al servizio “tutto compreso”, pubblicizzato come il sistema “più sicuro..credibile e professionale” per ottenere un permesso di soggiorno con documenti falsi. Con una cifra tra i 1200 e i 1500 euro lo studio si occupava di procurare tutti i documenti necessari e di presentarli alla Questura, contando sul fatto che l’ufficio immigrazione – vista anche la mole di pratiche, lo scorso anno sono state ben 10.684 le richieste di rinnovo presentate dai soli immigrati lavoratori dipendenti – con le forze attuali non può che compiere una mera verifica formale sui documenti.

Le intercettazioni che svelano il sistema

L’inchiesta del nucleo di polizia tributaria guidata dal colonnello Bruno Baldini, e in particolare le intercettazioni telefoniche mostrano la disinvoltura con cui si muovevano dipendenti e responsabili dello studio, perfettamente a conoscenza dei prestanome a cui sono intestate le ditte, del meccanismo “apri e chiudi” delle aziende, finalizzato all’evasione fiscale e ad eludere i controlli.

In una circostanza, secondo l’accusa, lo studio Rosini arriva a formalizzare l’assunzione fittizia di una cittadina cinese presso una stireria con un contratto a progetto, quasi un mese dopo che i co.co.pro erano stati abrogati per legge, nel giugno 2015. Quando le segretarie se ne accorgono, è lo stesso Rosini a rassicurarle: “Non c’è problema non c’è problema, apre ora, il prossimo mese chiude va bè a noi ci serviva”, facendo intendere che c’era la necessità di dimostrare un reddito per i mesi di luglio e agosto al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno e che al 31 agosto non vi sarebbe più stata l’esigenza di proseguire il rapporto di lavoro.

Eloquenti, per mostrare i rapporti con il fisco, anche altre intercettazioni. La titolare di una stireria cinese, uno dei pochi casi in cui l’azienda non è intestata a prestanome, parla al telefono con Caterina, una dipendente cinese dello studio Robbi.
L’imprenditrice si informa se sulle fatture che deve emettere ci sono le tasse da pagare allo Stato. La risposta che riceve è la seguente: “Tanto tu non paghi le tasse”.
La donna: “Sì io non pago le tasse, perciò chiedo se posso fare meno fatture”.
Caterina: “Se tu fai meno fatture andrai in perdita, può causare problemi per il rinnovo del permesso di soggiorno”. E poi le chiede di portare fatture per 60-70 mila euro.
Altrettanto disarmante un’altra intercettazione in cui lo studio professionale Robbi mostra di poter compilare dichiarazioni dei redditi e manipolare bilanci in maniera disinvolta, gonfiando o diminuendo gli importi in relazione alle esigenze dei clienti. Il titolare di una confezione ha bisogno di non far risultare un reddito particolarmente elevato, visto che nel 2013 ha dichiarato solo 185 euro e nel 2014 ha dichiarato 20.000 euro e 25.000 euro di rimanenza.
Le due dipendenti parlano al telefono.
Lina: “Chiedigli se deve chiedere la carta di soggiorno oppure fare chiedere ricongiungimento famigliare, se non è per nessuno delle due allora può fare un po’ meno la rimanenza, comunque dobbiamo fare in modo che torna il bilancio”.
Francesca: “Gli ho già dato il bilancio”.
Lina: “Allora non si può fare niente”.
Francesca: “Quindi dobbiamo per forza dichiarare questo l’importo”.
Lina: “Sì, tanto lui non paga niente e la sua ditta non durerà tanto”.
Francesca: “Va bene”.

1 Commento

  1. E queste sono le ditte ma quante finte badanti e finte collaboratrici domestiche hanno dovuto sborsare soldi a privati pratesi per poter avere un permesso di soggiorno?e i pratesi oltre a stranieri scaltri ci hanno mangiato sopra ….praticamente il poveraccio che sfrutta il suo simile……e’ fuori da ogni visione umana e’ la PIU’ GRANDE VERGOGNA

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