Violenza sessuale sulle Pagliette del Buzzi, ecco le motivazioni che hanno portato alla revoca dei domiciliari per il 42enne indagato

Il tecnico del suono della rivista del Buzzi accusato di violenza sessuale su tre ragazzi minorenni del Club delle Pagliette è stato rimesso in libertà per l’insussistenza delle esigenze cautelari. Il Tribunale del Riesame ha reso noto in questi giorni le ragioni del provvimento con cui, su richiesta degli avvocati difensori Barbara Mercuri e Franco Legni, ha annullato l’ordinanza della misura restrittiva agli arresti domiciliari.
Alla base del provvedimento c’è dunque la valutazione che l’indagato, 42enne incensurato, non possa commettere nuovamente il reato, inquinare le prove o fuggire. Quanto ai gravi indizi di colpevolezza, ravvisati dalla Procura di Prato, il Tribunale del Riesame ha riconosciuto che alcuni episodi ricostruiti dall’accusa possano configurare i reati contestati al 42enne, in quanto atti a compromettere la libertà sessuale delle persone offese.
Per due delle presunte vittime si tratterebbe di singoli episodi di violenza, mentre il terzo ragazzo avrebbe avuto una frequentazione più assidua con l’indagato.
I giudici delle Libertà hanno tuttavia ridimensionato alcuni fatti: l’episodio nei confronti di un diciassettenne non è stato considerato reato e l’inizio della relazione con un altro giovane è stata datata più avanti nel tempo, a partire da quando questi aveva 17 anni e 10 mesi. Il rilievo penale di alcune condotte, in questo caso, sarebbe dunque riferibile soltanto ad una finestra temporale di circa due mesi, prima che il ragazzo diventasse maggiorenne.
Il Tribunale del Riesame ha comunque respinto l’ipotesi difensiva che inseriva il rapporto tra il 42enne e il minorenne nel quadro di una relazione sentimentale, priva di sudditanza psicologica. Su questo punto, secondo le motivazioni espresse dal Tribunale del Riesame, ha prevalso la linea della Procura, che aveva rimarcato la disparità anagrafica tra i due e il contesto familiare ed economico disagiato del giovane.
Il 42enne si è sempre difeso sostenendo che i rapporti erano consenzienti e che sarebbero avvenuti quando i ragazzi erano maggiorenni.
Accusa e difesa sono in attesa di conoscere gli esiti della perizia sui computer sequestrati all’indagato, uno degli ultimi tasselli necessari per chiudere l’inchiesta.

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