Portiere d’albergo trovato cadavere davanti al Tribunale. Ipotesi rapina finita in tragedia, ma il titolare del residence Paperino afferma: “Leonardo è morto per il lavoro” FOTO e VIDEO

Il cadavere di un uomo è stato trovato la sera di giovedì 30 marzo nei pressi dell’ingresso del Palazzo di Giustizia con una profonda ferita al collo. L’allarme è scattato intorno alle 22: a segnalare la presenza del cadavere è stata una chiamata anonima giunta ai carabinieri, a cui ne sono seguite altre da parte di alcuni passanti. Sul posto sono giunti un’ambulanza, Polizia e Carabinieri. La vittima, Leonardo Lo Cascio, di 38 anni, lavorava come portiere in alcune strutture ricettive della città, tra cui il residence Paperino, più volte al centro di indagini per esercizio della prostituzione. Il cadavere è stato rinvenuto accanto a un albero, in posizione supina, nei pressi della fermata del bus. Lo Cascio sarebbe arrivato in autobus per recarsi a lavoro all’Art Hotel (l’ultimo bus passa alle 21,13), dove era atteso alle 22,30 per il turno di notte. La mattina aveva lavorato fino a mezzogiorno al residence di Paperino.

Un primo esame esterno del cadavere ha evidenziato una profonda ferita al collo, inferta con un’arma da taglio, un coltello oppure un taglierino. La morte è avvenuta in breve tempo per dissanguamento a causa della recisione della giugulare. Al momento l’arma non è stata rinvenuta dagli inquirenti, che però hanno recuperato lo zainetto della vittima, contenente effetti personali, abbandonato nelle vicinanze da una persona in fuga, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. La vittima non aveva con sé il cellulare e nel portafoglio non c’erano soldi. Questo farebbe pensare ad una rapina finita in tragedia, anche se gli inquirenti – che stanno indagando a tutto tondo sulla vita privata del 38enne – non escludono altre ipotesi. Lo Cascio viveva a San Giorgio a Colonica assieme alla madre e al fratello. Da circa un anno lavorava all’Art Hotel. I colleghi lo ricordano come una persona tranquilla e rigorosa nel proprio lavoro. Nelle prossime settimane avrebbe dovuto essere sentito, quale testimone della difesa, su uno dei processi a carico di Luigi Ferrò, il titolare del residence Paperino accusato di aver tollerato l’esercizio della prostituzione all’interno della struttura ricettiva. Quest’ultimo, che gli dava lavoro da 15 anni, non è convinto dell’ipotesi della rapina: “E’ morto per il lavoro, questo ragazzo – dice ai nostri microfoni -. Nell’ambito del suo lavoro Leonardo ha visto qualcosa o ha rifiutato di fare qualcosa che gli chiedevano di fare. Qualcun altro lo ha aspettato e lo ha ammazzato: c’è la mano e c’è il cervello, in quello che è accaduto”.

 

Le dichiarazioni degli inquirenti

La testimonianza di una collega di lavoro

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