Inchiesta Prato, interrogatorio fiume per Toccafondi. Il legale: “Siamo sereni e la presunta combine è una bufala”

E’ iniziato oggi e proseguirà domani l’interrogatorio di Paolo Toccafondi, il patron del Prato Calcio, indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura sulla compravendita di giovani calciatori africani fatti arrivare in Italia – secondo l’ipotesi dell’accusa – in violazione delle leggi sull’immigrazione e delle norme Fifa sui tesseramenti. Dopo aver sentito testimoni e altri indagati, tra cui l’ivoriana Stephanie Nety, i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno interrogato per sette ore Paolo Toccafondi, inibito per 4 mesi dalla carica di presidente. L’avvocato Enrico Guarducci, che lo assiste, si dice sereno e convinto che Toccafondi abbia chiarito la propria posizione.
Tra i punti contestati al numero uno del club biancazzurro, c’è l’aver portato avanti, assieme al presidente della Sestese Filippo Giusti e al procuratore Filippo Pacini una trattativa per cedere alla Fiorentina un 14enne arrivato dalla Costa d’Avorio con un ricongiungimento familiare, basato sulla falsa maternità di Stephanie Nety, la zia del giovane calciatore, che avrebbe corrotto dei funzionari africani.
Secondo l’accusa, Toccafondi avrebbe proceduto nella trattativa, dopo aver saputo del falso, nel marzo scorso, quando la squadra mobile perquisisce Nety e la sottopone al test del Dna.
La difesa di Toccafondi esclude che ci siano stati contatti frequenti con Nety, incontrata solo una volta nella sede del Prato, nelle cui giovanili giocava un altro ragazzo, figlio della donna. L’indagato avrebbe escluso di averle procurato regali o vantaggi. Quanto alle condizioni di vita dei giovani, la difesa sottolinea come i ragazzi africani arrivati a Prato siano stati accolti nelle famiglie, inseriti nelle scuole, e non si sia pensato solo alla loro valorizzazione “calcistica”. Sulla presunta combine contestata al club biancazzurro, nella gara salvezza con il Tuttocuoio di due mesi fa, la posizione della difesa di Toccafondi è netta: “E’ una bufala: ci tengano anche due giorni a fare interrogatori su questo” afferma l’avvocato Guarducci.

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