Centro Pecci, è scontro totale tra Comune e Cavallucci. L’assessore Mangani: “Il direttore dovrebbe andarsene domani”

Ferri corti fra il Comune di Prato ed il direttore a fine mandato (scade il 31 dicembre) del Centro per l’arte contemporanea ‘Luigi Pecci’, Fabio Cavallucci. Quest’ultimo, che già nei mesi scorsi aveva attaccato più volte l’ente, sino a parlare di “ingerenze nella gestione del museo” in una lettera aperta inviata alla città, ha a suo modo replicato su Artribune.com – il principale sito italiano dedicato all’arte – ad una intervista che la presidente Irene Sanesi aveva rilasciato nei giorni scorsi alla stessa testata on line. Intervista nella quale Sanesi criticava Cavallucci per le sue esternazioni, difendeva la scelta di una call internazionale per l’individuazione del nuovo direttore e rivendicava alcuni meriti di questo primo anno di riapertura del Centro di viale della Repubblica.

Cavallucci, nella lettera aperta inviata ad Artribune, accusa la presidente di “imprecisioni e mezze verità”. Insomma, i rapporti tra la direzione artistica da un lato e la presidenza, il cda del Centro e il Comune dall’altro – già difficili prima e dopo la decisione di non rinnovare l’incarico a Cavallucci – si stanno facendo sempre più agitati. Nel pomeriggio è arrivata la replica, piccata, dell’assessore alla cultura del Comune Simone Mangani: “Se il direttore del Pecci avesse un degno sussulto dovrebbe andarsene domani. Nessuno glielo chiederà, sia chiaro. Né il Comune di Prato né, presumo, il Cda del museo. Sta a Cavallucci decidere se fare gli scatoloni ora – scrive Mangani in una nota – oppure rimanere per altri 62 giorni collaboratore, ben remunerato, di un’istituzione sulla quale sta inutilmente tentando di gettare discredito”. In coda all’articolo la nota integrale dell’assessore Mangani.

Pronta la controreplica di Cavallucci: “Ho visto il comunicato dell’Assessore Mangani sulla mia risposta all’intervista della Presidente Irene Sanesi uscita su Artribune. Non ho altro commento da fare se non che credo che Mangani abbia letto un’altra lettera. Nella mia nota non c’è nessun attacco al CdA, né discredito verso il Centro. Solo una precisa e puntuale risposta ad alcune affermazioni della Presidente non corrispondenti alla realtà dei fatti”.

Insomma, la situazione è sempre più incandescente. Proprio mentre al Pecci è in atto la procedura di scelta internazionale del successore di Cavallucci: di nove candidature pervenute un consiglio di saggi ne sceglierà tre, sino ad arrivare alla designazione per la nuova direzione.

L’intervento integrale dell’assessore alla cultura Simone Mangani

“Se il direttore del Pecci avesse un degno sussulto dovrebbe andarsene domani. Nessuno glielo chiederà, sia chiaro. Né il Comune di Prato né, presumo, il cda del museo. Sta a Cavallucci decidere se fare gli scatoloni ora oppure rimanere per altri 62 giorni collaboratore, ben remunerato, di un’istituzione sulla quale sta inutilmente tentando di gettare discredito. Ho mantenuto finora il silenzio in relazione alle uscite estemporanee dell’attuale direttore per un semplice motivo: il bene del Pecci, prima di tutto. Non intendo ora violare la consegna in relazione agli attacchi fumosi e di carattere personale di cui sono stato oggetto: Cavallucci può dire quello che vuole dell’assessore alla cultura. In spregio ad ogni regola può inviare, come due mesi fa, lettere aperte il giorno prima di una commissione consiliare congiunta e due giorni prima del cda del museo, può perfino violare il contratto che lo lega al Pecci (contratto chiarissimo in ordine alla relazione con l’istituzione) ma non può lagnarsi se nel corso della commissione consiliare nessuno dei quindici consiglieri comunali – così come nessuno del cda del Pecci il giorno dopo – ha inteso riprendere l’argomento della sua lettera. Ognuno raccoglie quel che semina. Intervengo oggi dopo l’uscita di Cavallucci di due giorni fa su Artribune. Un’uscita contro il Museo e contro la Presidente Irene Sanesi. Intervengo pertanto a difesa del cda tutto, della Presidente, degli altri consiglieri di nomina comunale ovvero Fabio Donato, Edoardo Donatini, Fabio Gori e Nicola Ricciardi, dei consiglieri Silvia Cangioli e Luciana Schinco ed infine dei consiglieri di nomina regionale Lorenzo Marchi e Patrizia Ovattoni. Un cda nel mese di gennaio ha deciso unanimemente la proroga di un anno per Cavallucci e contestualmente ha deciso il bando per la nomina della nuova direzione con i tempi di un’istituzione di taglio europeo, con un occhio a quel passaggio di consegne che è buona pratica poco praticata. Su Artribune Cavallucci attacca tutti, ed in particolare La Presidente Sanesi, come un bambino cui sia stata tolto il giocattolo: un giocattolo per il quale la comunità ha investito 15 milioni di euro e che non può essere ostaggio delle bizze di nessuno neppure di un direttore che, ancora in carica e con l’obbligo contrattuale di programmare i primi 4/6 mesi di attività del 2018 si lamenta del fatto che oggi i numeri e le attività del museo – da lui diretto! – non siano quelli dell’apertura. Un direttore che si permette di attaccare il proprio cda sul giornale, in più di un’occasione, perché non avrebbe deliberato in tempo una mostra importante. Annoierei tutti se mi attardassi ulteriormente. Voglio soltanto ringraziare tutto il personale del museo, tutti i soggetti del territorio che con il personale del museo mantengono una relazione proficua (a breve, gli esiti con il progetto Pop-Art, tra gli altri) e da ultimo il cda: non é indispensabile essere sempre d’accordo su tutto per lavorare proficuamente (e la verifica puntuale, certosina, sulle voci di costo del grand opening è stato un lavoro collettivo fatto come si deve). Chiudo ricordando che altri direttori, non solo al Pecci ma anche in altre importanti istituzioni cittadine, anche recentemente, hanno passato la mano dimostrando con i fatti, non con vuote e livorose parole, l’amore per l’istituzione che avevano diretto, con una misura non comune e oggi – a quanto pare – non consueta”.

1 Commento

  1. Non capisco perchè un mio commento sulla vicenda, nel quale ritenevo permeata di una certa arroganza la posizione di Mangani sia stato cassato. Non si puo’esprimere una opinione, senza pretesa che non sia niente piu’ di questo, senza incorrere nella censura. D’altronde ciò che esprimevo non credo sia offensivo per nessuno quando mi chiedevo in forza di quale mandato un individuo puo’ permetersi di scrollarsi di dosso con fare sprezzante e con stile che ricorda comportamenti lontani da metodi democratici, persone che osano attaccare il palazzo di nominati, non si sa in virtu’ di quali meriti. D’altronde Cavalluci credo che la sua competenza se la sia guadagnata “sul campo”, Mangani il suo ruolo lo deve al voto dei pratesi, basato sul passa parola tra gli ex frequentatori delle case del popolo

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