San Giusto, nasce un centro culturale cinese accanto alla parrocchia FOTO

A San Giusto la parrocchia parla cinese. Nel primo pomeriggio di oggi, martedì 31 ottobre, è stata inaugurata la nuova sede dell’associazione culturale Il Girasole, costituita da cittadini orientali, che si trova in ambienti di proprietà della comunità guidata da don Helmut Szeliga. Si tratta di una autentica novità: è la prima volta che una parrocchia pratese affitta propri spazi a persone di nazionalità cinese. L’apertura è stata salutata con una grande festa alla quale hanno partecipato il console cinese a Firenze Wang Fuguo, l’assessore comunale Daniela Toccafondi, mons. Santino Brunetti, Umberto Cecchi e moltissimi bambini. Saranno loro infatti i principali fruitori dei servizi offerti dall’associazione, ma non solo. Dentro la sede verranno organizzati corsi di lingua italiana e cinese, ma anche di ballo, pianoforte e kung fu. Tra gli insegnanti ci sono anche alcuni italiani.

«Non sarà un luogo di ritrovo per soli cittadini cinesi – tiene a precisare don Szeliga, parroco di San Giusto -, nell’accordo che abbiamo sottoscritto è chiesto espressamente che gli ambienti e le lezioni siano aperti a tutti, senza distinzioni di nazionalità e loro hanno accettato molto volentieri le nostre condizioni». Dunque tutti potranno recarsi al Girasole non solo per imparare arti marziali, ma anche per suonare il piano.

 

Don Helmut Szeliga

 

La nuova sede nei locali parrocchiali. Gli ambienti dell’associazione culturale Il Girasole a San Giusto sono quelli che, fino a qualche mese fa, ospitavano un centro diurno del Santa Rita e l’oratorio parrocchiale. Gli affittuari hanno ristrutturato, a loro spese, i locali, composti da 14 stanze su 700 metri quadri, trasformate in aule, palestra e sala da ballo, e si impegnano a pagare un canone mensile per otto anni, eventualmente prorogabili per altri otto. I lavori sono iniziati a giugno e, quasi a tempo di record, sono terminati a fine ottobre.
Accanto a loro, dove c’era il circolo Mcl, aprirà un ristorante pizzeria che si chiamerà «La Pieve» gestito da un ristoratore italiano, lo stesso del noto locale «Fuoco e Fiamme» di Montale. Dovrà invece aspettare ancora il teatro parrocchiale Pier Giorgio Frassati, che ha accolto tanti spettacoli e iniziative, perché necessita una completa ristrutturazione. La parrocchia vorrebbe trasformarlo in un centro culturale aperto alla città, come sede di incontri, concerti e rappresentazioni.

 

 

I lavori all’antica pieve. L’affitto degli ambienti in via della Rimembranza è funzionale al restauro del complesso di San Giusto. La canonica e le stanze annesse versano, da anni, in cattive condizioni ed era urgente intervenire con lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione, a cominciare dal tetto. Il costo è ingente: un milione e duecentomila euro. «Il cantiere terminerà non prima di settembre 2019 – anticipa don Szeliga, arrivato a San Giusto tre anni fa dopo la morte dello storico parroco, don Antonio Pivetta – e poi avremo un nuovo e ampio centro pastorale che servirà alla parrocchia e sarà anche sede dell’ufficio di pastorale familiare, di cui sono responsabile». Anche la chiesa prima o poi dovrà essere restaurata, ma in un secondo momento.

 

 

La metà dei soldi per la ristrutturazione dell’antico complesso della pieve li metterà la Cei tramite i fondi dell’8 per mille destinati agli edifici di culto, mentre i restanti 600mila euro sono interamente a carico della comunità parrocchiale. «Una cifra di non poco conto – dice il sacerdote – alla quale dovremo far fronte con un mutuo». Fin dal suo arrivo don Helmut ha coinvolto gli abitanti di San Giusto mettendoli a conoscenza della situazione. «Ci siamo chiesti se vendere una parte degli ambienti, l’oratorio, il teatro, per pagare i restauri della pieve – afferma il parroco – ma tutti hanno preferito di no, quelli sono i nostri locali e non vogliamo che vadano ad altri, meglio affittare per recuperare i soldi da investire nel cantiere dell’antica canonica». Come affittuari si sono proposti in molti, ma alla fine la scelta è ricaduta sull’associazione cinese Il Girasole. «Abbiamo scartato le destinazioni non idonee al luogo e quelle che non ci fornivano adeguate garanzie – dice ancora don Szeliga -, devo dire che la soluzione scelta ci piace molto, sono persone serie e affidabili, sarà una scommessa».

 

 

Le reazioni della parrocchia. Per arrivare a questa decisione, come abbiamo detto inedita e non scontata, don Helmut ha organizzato da mesi una serie di assemblee pubbliche per decidere il da farsi. «Ho voluto coinvolgere i parrocchiani perché la chiesa e questi ambienti sono di tutti, alcune famiglie vengono qui da generazioni ed è giusto che possano dire la loro», commenta il parroco di San Giusto. La volontà di riappropriarsi di questi bellissimi, quanto per molto tempo trascurati, spazi è confermata dai lavori compiuti dalle famiglie di San Giusto nelle stanze parrocchiali accanto alla pieve. Per tanti sabati, con i babbi dei bambini del catechismo, don Helmut ha ripulito e risistemato stanze e ambienti, mentre le mamme pensavano alla merenda per grandi e piccini. Grazie a questi lavori «fatti in casa» la parrocchia ha risparmiato quasi 70mila euro.
Poi la primavera scorsa, quando la firma dell’accordo con l’associazione cinese era imminente, arriva il momento di darne comunicazione in assemblea. «Ero preoccupato – ammette don Helmut – sul conto dei cinesi ci sono molti pregiudizi, così ero preparato a dover spiegare per bene la bontà dell’accordo per rispondere ad eventuali osservazioni». Invece il primo intervento è di una donna, una insegnante, che saputa la notizia dice: «Sono orgogliosa della mia parrocchia». «Gli altri commenti sono stati dello stesso tenore», conclude soddisfatto il sacerdote.

Giacomo Cocchi

 

 

Foto di Alessandro Fioretti

 

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