Rapporto sulle mafie: in aumento a Prato i casi di corruzione

“La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c’è”: lo diceva lo scomparso giudice Caponnetto e lo conferma il primo rapporto annuale sui fenomeni corruttivi e di criminalità organizzata in Toscana, presentato oggi a Firenze alla presenza del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del governatore toscano Enrico Rossi. La ricerca realizzata dalla Scuola Normale di Pisa, primo di tre studi concordati dalla Regione con l’ateneo fino al 2018, è stato curato dalla professoressa Donatella Della Porta. L’indagine, è stato spiegato, è innovativa e sperimentale nella metodologia e nel focus, ma anche nel processo perché ha coinvolto le principali istituzioni impegnate in Toscana nell’attività di prevenzione e contrasto fenomeni criminali. Il rapporto evidenzia come nella
regione gli interessi dei clan criminali siano duplici: da un lato far affari e dall’altro reinvestire il frutto di attività consumate altrove. Il porto di Livorno si evidenzia come hub di ingresso per i traffici in larga scala di droghe e stupefacenti. La connessione, forte, tra gioco d’azzardo e usura, è riconducibile al clan dei ‘casalesi’ e alla malavita casertana, mentre pochi (a Prato nella comunità cinese, in Versilia, Lucchesia e Valdarno) si dimostrano i casi di pizzo e estorsione. Lo sfruttamento della prostituzione, legato a fenomeni di tratta e riduzione della schiavitù, vede un ruolo prevalente di gruppi stranieri rispetto a quelli italiani. Si aggiungono poi il caporalato e il lavoro irregolare, con la Maremma e il Senese più esposti di altri territori, e ultimo ma non certo meno grave il traffico di rifiuti. La ricerca mostra anche una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali, che ad oggi sono 451, dei quali 64 già riutilizzati per uso sociale. Le aziende confiscate sono 46, in gran parte ancora da destinare. Sul fronte dei reati contro la Pubblica Amministrazione, vi è il fenomeno della corruzione che è cresciuto come ad Arezzo (dove i casi sono passati da 36 a 113), a Firenze, Lucca e Prato. Almeno 21 sono i processi per corruzione, sei per concussione e 39 per peculato sono stati avviati nei tribunali toscani tra il 2014 e 2015.

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