La Pubblica Assistenza rinuncia rinuncia al trasporto sociale: “Rimborsi del Comune insufficienti”. E tre consiglieri dell’associazione si sono dimessi

La Pubblica Assistenza L’Avvenire rinuncia all’iscrizione all’albo dei soggetti qualificati al trasporto sociale per l’area pratese. Nel 2018, dunque l’associazione non effettuerà il trasporto agevolato di persone disabili e di anziani non autosufficienti. Una decisione sofferta, presa dal consiglio di amministrazione, in polemica con il Comune di Prato, ente erogatore dei servizi socio assistenziali per conto della Società della Salute. La Pubblica Assistenza contesta le nuove tariffe di rimborso ritenute “del tutto insufficienti se paragonate a identiche attività espletate in ambito sanitario” e inferiori al costo effettivo del servizio. La Pubblica Assistenza auspicava inoltre di essere coinvolta, assieme alle altre associazioni, in un percorso di riorganizzazione del trasporto sociale nell’area pratese, per migliorare l’efficenza del servizio: “Ad oggi, per la dispersione dell’utenza, per il mancato coordinamento a livello interassociativo, ma soprattutto per il mancato intervento di organizzazione e conduzione da parte della Società della Salute, tale attività è nettamente in perdita” – scrive la Pubblica Assistenza.

Le tariffe di rimborso individuate dal Comune – secondo l’associazione di via San Jacopo – non avrebbero coperto il costo del servizio. “Dalla rendicontazione generale – scrive la Pubblica Assistenza L’Avvenire – risulta una grave perdita rispetto agli importi stanziati per le attività giornaliere: il costo di gestione dei propri automezzi, delle dotazione di impiego, il costo dei carburanti, del personale sia di autisti che di accompagnamento, impegnando personale volontario ma anche dipendente, compresi i relativi oneri previdenziali, assicurativi ed assistenziali, nel rispetto delle norme sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, nella tutela assicurativa per la responsabilità civile nei confronti dei trasportati, in tutti i giorni di lavoro della settimana e dell’anno, nel rispetto degli orari e delle esigenze e  peculiarità degli utenti, è tale da non essere coperto dall’importo individuato nell’avviso di iscrizione all’albo dei soggetti qualificati”.

La rinuncia al servizio di trasporto sociale è uno dei motivi di dissenso che ha portato, un paio di mesi fa, alle dimissioni di tre consiglieri di amministrazione su nove: il vicepresidente Piero Riccomini, Simone Tripodi e Riccardo Rossini, a cui si aggiungono le dimissioni di due revisori dei conti, il ragionier Vignolini e l’avvocato Tanteri. I consiglieri dimissionari sono stati sostituiti dai primi fra i non eletti nelle votazioni dell’aprile 2015: Paolo Giusti, Adriano Galardi e Monia Venditti.
“Non ci sono contrasti personali ma soltanto punti di vista diversi per la conduzione dell’associazione, che adesso dopo le nostre dimissioni, potrà continuare ad operare nella concordia” afferma l’ex vicepresidente Piero Riccomini, che come Tripodi continuerà il suo impegno nell’associazione come socio e volontario.
“La battaglia per ottenere tariffe più eque e una riorganizzazione per rendere più efficiente il servizio, sul modello di Firenze, è giustissima – premette Riccomini – Ma io ed altri riteniamo che comunque sia opportuno continuare nel servizio del trasporto sociale, anche a rimessa, magari trovando la copertura in altri ambiti per portare avanti la linea sociale a tutto tondo tipica del volontariato. Questa è la mia visione, mentre altri hanno una visione più “moderna” dell’associazione e ritengono debba essere trattata come una società per azioni”.
Altre divergenze di vedute riguardano il rapporto con le sezioni e il loro grado di autonomia rispetto alla “casa madre”.

Nell’intervista sotto, la posizione del presidente della Pubblica Assistenza Livio Benelli riguardo alla decisione di rinunciare al trasporto sociale e sulle dimissioni dei tre consiglieri.

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