Creaf, il processo slitta al 2020 e cambia anche il giudice

Aperto e subito rinviato al 6 marzo 2020 il processo per il fallimento del Creaf, il centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese, progetto mai decollato su cui dal 2006 sono stati spesi circa 22 milioni di euro di soldi pubblici. La prima udienza, davanti al giudice monocratico Sordi, era fissata per stamani ma il Tribunale, nell’ambito di una redistribuzione dei fascicoli e dei carichi di lavoro che riguarda 800 ruoli, ha affidato il processo ad un nuovo giudice, la dottoressa Romano, che si insedierà a Prato all’inizio del prossimo anno. Sul banco degli imputati, per cooperazione colposa in bancarotta semplice, ci sono Matteo Biffoni e Lamberto Gestri, ex presidenti della Provincia (detentrice della maggioranza delle quote della partecipata Creaf), gli ex amministratori della società Laura Calciolari e Luca Rinfreschi, oltre ai componenti del cda Veronica Melani e Gianmarco Bacca e ai revisori dei conti Massimo Longini, Giovanni Picchi e Marco Bini. Secondo la Procura, i conti del Creaf non si reggevano da alcuni anni e già dal bilancio 2011 ci sarebbero stati i presupposti per portare i libri in Tribunale. Le condotte “dilatorie” degli imputati, sempre secondo l’accusa, avrebbero aggravato il dissesto producendo un danno patrimoniale quantificato in 5,2 milioni di euro, di cui 3 milioni espressione di perdite derivanti dalla continuazione della gestione ordinaria.

Nell’udienza di oggi, il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, titolare delle indagini, ha chiesto una rapida calendarizzazione delle udienze affinchè il processo possa iniziare e concludersi in tempi ragionevoli. Interpellato da Tv Prato sulla questione, il presidente del Tribunale Francesco Gratteri fa sapere che i processi sono trattati secondo criteri di priorità approvati all’unanimità dal consiglio giudiziario, di cui anche la Procura è a conoscenza. Criteri che tengono conto di vari fattori, fra i quali la gravità dei reati e i tempi di prescrizione, ma che evidentemente non possono considerare i nomi degli imputati. Quanto all’eventuale prescrizione, in questo caso c’è il tempo per celebrare il processo: i termini sono 7 anni e mezzo a partire dalla dichiarazione di fallimento, sancita a febbraio 2017.
Di fatto, il processo inizierà in piena campagna elettorale per le elezioni regionali del prossimo anno. Regione Toscana, che con circa 10 milioni da riavere, è il principale creditore della società Creaf fallita e che ha deciso di acquistare dalla curatela fallimentare, pagando 5,7 milioni di euro, la sede di via Galcianese. Stando alle prime ipotesi, il grande capannone – 12mila metri quadrati di superficie – ospiterà il Centro di ricerca mentre l’altra porzione, quella che affaccia su via Dossetti, sarà affittata per 6 anni al Comune che qui trasferirà i suoi archivi ora presenti in via Pomeria, con un risparmio economico.

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