La Popolare di Vicenza e le lettere di Personè con i grandi del ‘900, storia di un archivio sottratto a Prato e non restituito

Dal crac della Popolare di Vicenza emerge un nuovo contenzioso con Prato. Tre anni prima che la banca veneta fallisse il presidente Gianni Zonin aveva prelevato dall’Archivio diocesano di Prato un fondo composto da 63 casse piene di lettere, manoscritti, diari e agende appartenuti al celebre giornalista e critico letterario Luigi Maria Personè. La decisione fu presa dall’ex patron della BpVi per fare l’inventario dei preziosi testi, tra questi oltre settemila lettere scambiate con i più importanti personaggi del Novecento, come Winston Churchill, Charles De Gaulle e Benedetto Croce. Il fatto è che con la fine dell’istituto bancario collassato per colpa dei crediti deteriorati il fondo Personè non ha fatto ritorno a Prato e sembrerebbe sepolto in un caveau di Vicenza. A darne notizia è il settimanale Toscana Oggi – La Voce di Prato con un lungo articolo a firma del giornalista Giacomo Cocchi. Della vicenda si era occupato anche il sito web culturale Nazione Indiana con un servizio molto documentato.

 

Luigi Maria Personè

 
Il fondo Personè si trovava presso l’Archivio della Chiesa pratese curato da don Renzo Fantappiè perché fu acquistato dalla Cassa di Risparmio di Prato alla fine degli anni ’80. Fu lo stesso giornalista, scomparso a 102 anni nel 2004, a venderlo prima della sua morte. Personè era molto legato a Prato, era nato in Puglia ma viveva fin da giovane a Firenze e aveva insegnato letteratura al Cicognini. Quando anche la Cassa di Risparmio crollò, la titolarità del suddetto fondo passò nel 2001 ai vicentini, anno in cui acquisirono la banca pratese. Quello dei manoscritti di Personè come sappiamo non è l’unico «scippo» perpetrato dai vertici della BpVi ai danni del patrimonio culturale pratese perché la collezione d’opere d’arte di Palazzo Alberti fu trasferita a Vicenza per volere di Zonin ed è ritornata in città in tempi recenti dopo mille peripezie e aspre battaglie al tar. Anche la vicenda del fondo Personè potrebbe però avere lo stesso epilogo perché don Fantappiè provvidenzialmente è riuscito a ottenere dalla soprintendenza il vincolo pertinenziale che lega inscindibilmente quei manoscritti alla città di Prato.

 

 

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