Palazzo Giustizia chiuso per caldo, Silli interroga il ministro Bonafede

Palazzo di giustizia chiuso per il caldo e per il malfunzionamento all’impianto di condizionamento, una criticità presente da anni e che in questi giorni da bollino rosso ha fatto arrivare fin quasi a 40 gradi la temperatura all’interno degli uffici giudiziari. Il provvedimento di sgombero, preso ieri all’ora di pranzo dal procuratore Nicolosi e dal presidente del Tribunale Francesco Gratteri, ha consentito ieri e oggi al personale di uscire dal palazzo di giustizia. Garantiti solo i provvedimenti di urgenza, convalide e direttissime; mentre sono state rinviate tutte le udienze in programma e sono stati chiusi gli uffici. “I tecnici hanno rilevato una qualità dell’aria e una temperatura incompatibili con le condizioni di lavoro. Assieme al presidente del Tribunale, in qualità di responsabili del nostro personale, siamo stati obbligati ad emettere un provvedimento del genere – afferma il procuratore Giuseppe Nicolosi -. Lunedi se la situazione climatica e il funzionamento dell’impianto di condizionamento rimarranno invariati, valuteremo nuovamente l’adozione del provvedimento”.
Su quattro motori che alimentano l’impianto di condizionamento, tre sono compromessi. Ne funziona soltanto uno; insufficiente a raffreddare i piani superiori, in particolare il terzo, dove si trova la Procura. Qui i giudici e il personale ricorrono a ventilatori e pinguini portati da casa, ma le condizioni di lavoro sono difficoltose. Per rifare l’impianto occorrerebbero circa 600 mila euro, che sono stati chiesti da tempo al ministero, senza risposte concrete. La manutenzione dell’edificio trasferita per legge dal 2015 dal Comune (proprietario dell’immobile) al Ministero ha portato ad allungare i tempi degli interventi. Basti pensare che il progetto per migliorare la sicurezza istituendo metal detector, spostando il corpo di guardia e ampliando l’ingresso, è stato finanziato nel 2017 con 350.000 euro ma i lavori a distanza di 2 anni e mezzo devono ancora essere appaltati. Irrisolti anche i problemi agli ascensori: ne funziona soltanto uno su 4. Crepe e infiltrazioni fanno bella mostra di sé alle pareti interne del palazzo di giustizia, che ha manifestato anche qualche problema di staticità.
“Una situazione da Paese non civilizzato, dovuta a disfunzioni tecniche che sono inaccettabili per la nostra comunità e nel nostro Paese”. Così il deputato del gruppo misto Giorgio Silli interviene sul malfunzionamento dell’impianto di condizionamento e su altre disfunzioni che ieri hanno convinto il presidente del tribunale Francesco Gratteri e il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ad emanare una disposizione che allontana i dipendenti dal Palazzo.“Una volta avvisato della decisione, ho subito preparato un’interrogazione al ministro della Giustizia che ho depositato questa mattina. Il fatto che un Palazzo di Giustizia costruito da meno di quarant’anni abbia problemi strutturali e tecnici di questo genere è avvilente e preoccupante. Prato merita una risposta immediata”

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