Chiantibanca, la Procura chiude l’inchiesta: 19 indagati. I fatti contestati risalgono al 2015-2016

La procura di Firenze ha chiuso le indagini sulla Bcc Chiantibanca, scattate dopo un esposto presentato dall’organismo di vigilanza interno alla banca nel marzo del 2017. Gli indagati sono 19, tra cui l’allora direttore generale Andrea Bianchi, l’ex presidente del cda Claudio Corsi, i membri del consiglio di amministrazione e tutto il collegio sindacale che erano in carica all’epoca dei fatti contestati, relativi al periodo 2015-2016, a cui poi è seguito il rinnovamento della banca. Coinvolti anche alcuni funzionari dell’istituto di credito. Nell’inchiesta si ipotizzano, per alcuni fatti specifici, i delitti di ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità pubbliche di vigilanza, nello specifico la Banca d’Italia, e di false comunicazioni sociali.

Nello specifico tra gli indagati cui viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini compaiono Andrea Bianchi ex direttore generale, Claudio Corsi già presidente, l’allora vicepresidente del cda Carla Lombardi e il vicepresidente vicario Stefano Mecocci. Poi, i membri del consiglio di amministrazione Aldemaro Becattini, Niccolò Calamai, Luigi Ferri, Mauro Fusi, Leonardo Viciani, Claudio Tongiani, Vasco Galgani, Andrea Casini. Coinvolti anche i sindaci: Enzo Barbucci, presidente del collegio sindacale, Fabrizio Fusi e Marco Galletti, componenti. Infine sono emersi dall’inchiesta anche i nomi di funzionari indagati, tutti dipendenti all’epoca dei fatti presso la direzione generale di Chianti Banca a San Casciano Val di Pesa (Firenze): Diego Landi, responsabile segreteria e affari generali; Alessandro Barbato, responsabile del risk management; Federica Paoletti, responsabile ufficio internal audit; e Filippo Capaccioli, responsabile area finanza.

Nel dettaglio, tra le irregolarità rilevate dai pm Luca Turco e Giuseppe Ledda, figura la modalità di classificazione del Btp 2046, acquistato per un valore nominale di 100 milioni di euro tra il 30 marzo e l’1 aprile 2015 come attività finanziaria di categoria Afs (available for sale) disponibile per la vendita, e riclassificato in via retroattiva, attraverso una modifica postuma dei verbali, come attività finanziaria di categoria Htm (held to maturity) detenibile fino a scadenza ed avente un valore di 126.436.000 euro. In questo modo, secondo la procura con una modifica che non poteva essere fatta, i vertici dell’istituto avrebbero ingannato i soci e il pubblico sulle effettive condizioni patrimoniali della banca.

Sempre secondo la procura inoltre, gli indagati avrebbero omesso di dedurre dal patrimonio un negativo di circa 22,6 milioni di euro derivante dalle perdite subite dal Btp 2046. Contestata anche la contabilizzazione di mezzi propri superiori a quelli reali (228 milioni di euro anziché 210) e l’omissione dell’indicazione in bilancio delle posizioni di alcuni clienti affidatari come ‘in sofferenza’.

La stessa condotta illecita sarebbe stata tenuta verso la Banca d’Italia alla quale sarebbero state inviate comunicazioni non veritiere relativamente al periodo che va dal secondo trimestre 2015 al secondo trimestre 2016. A questo riguardo i vertici di Chiantibanca avrebbero fornito informazioni non veritiere anche in occasione di un incontro nella filiale di Firenze della Banca d’Italia, avvenuto nel giugno 2015.

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