Mostro di Firenze, la procura chiede l’archiviazione per Vigilanti. Il difensore Capano: «Le sue dichiarazioni? si è fatto prendere la mano ma non hanno prodotto nessuna conseguenza»

Giampiero Vigilanti. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Si è chiusa con una richiesta di archiviazione l’ultima pista battuta dagli inquirenti nella intricata vicenda del mostro di Firenze. Giampiero Vigilanti, 89 anni, ex soldato della legione straniera abitante a Prato e il medico Francesco Caccamo, 88 anni, escono così di scena, o almeno così sembrerebbe, dopo il loro clamoroso coinvolgimento nel 2017. I due erano stati iscritti nel registro degli indagati dal pm fiorentino Luca Turco che aveva ereditato il fascicolo da Paolo Canessa. La notizia è stata anticipata dal quotidiano La Nazione ed è giustificata perché le indagini non sono andate oltre un «quadro indiziario fragile ed incerto, non certo suscettibile ad assurgere a dignità di prova, né tale da essere in alcun modo ulteriormente corroborato con ulteriore attività investigativa, tenuto anche conto del lungo tempo trascorso dai fatti».

Contattato da Tv Prato Diego Capano, avvocato di Vigilanti, afferma di aver saputo della richiesta di archiviazione dalla stampa, «avremo la notifica se le parti offese (i familiari delle vittime NdR) decideranno di opporsi». La notizia è uscita ieri, venerdì 12 luglio, e ancora oggi il difensore non si è sentito con il suo assistito, «sono stato impegnato – dice Capano – mi riservo di chiamare Vigilanti in settimana e poi le sue condizioni di salute in questo momento non sono buone».
Capano era «molto fiducioso» che le indagini potessero risolversi in questo modo, «gli elementi indiziari erano deboli, il procedimento datato e capisco le difficoltà della procura». Quando è stato convocato dagli inquirenti Vigilanti si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere su consiglio del suo avvocato, una strategia che sembra aver pagato. «Non sapevamo quali erano gli argomenti di accusa se non in maniera sommaria, è stata una scelta necessaria – sottolinea Capano – in altri tempi, con altre indagini che poi non sono state fatte, probabilmente sarebbe stato lo stesso Vigilanti a chiedere di essere interrogato. Ma ripeto, solo avessimo avuto elementi di indagine».

Ma se davanti ai pm l’89enne ha scelto il silenzio così non è stato davanti ai carabinieri del Ros, che dal 2013 lo hanno visitato più volte nella sua abitazione al Cantiere, né davanti ai giornalisti. In questi due anni sono state numerose le interviste rilasciate dietro al cancello di casa o per strada. E di cose, il Vigilanti, ne ha dette, lasciando intendere di sapere molti fatti riguardanti gli omicidi del mostro, che, lo ricordiamo, ha ucciso otto coppie in un arco temporale dal 1968 al 1985. «Non conosco le risposte date da Vigilanti ai Ros né so tutto quello che ha detto ai giornalisti – dice ancora Capano – quando è stato interrogato dai carabinieri era persona informata sui fatti, se durante quei colloqui fossero emersi elementi di reità sarebbe stato interrotto. Nessuno ha letto le trascrizioni di quelle conversazioni se non gli inquirenti. Non rispondo alle ricostruzioni giornalistiche. Tutto quello che si dice e che ho letto sono un “dicitur”, sono notizie passate di bocca in bocca». Però ci sono dei video in cui parla ed è lui stesso a tirare in ballo Caccamo. «Può accadere che un soggetto possa farsi prendere la mano, però come abbiamo visto non c’è stata nessuna conseguenza».

Secondo alcune ricostruzioni Vigilanti avrebbe ammesso di essere stato a Vicchio con Lotti e Pacciani e di essere stato a Calenzano con la sua auto rossa addirittura la notte delitto. Perché non ha chiesto una perizia sul suo assistito per valutare se fosse capace di intendere e di volere? «Perché non c’era questa necessità – dice Capano –, non è mai stata messa in dubbio da nessuno. Si tratta di un soggetto indagato che non ha mai visto un procedimento. La procura ha ritenuto di iscriverlo, ha fatto le indagini e ha concluso che l’iscrizione non va mantenuta in essere».
Pensa che sulla vicenda del mostro ci sia la parola fine? Lei che idea si è fatto di questa storia? «Le archiviazioni talvolta sono fatte per essere riaperte, magari in un secondo momento quando emergono circostanze nuove. Sulla vicenda non so nulla, so solo quello che ho letto sui giornali».

 

 

Perché il legionario
Prima furono i sardi, poi i compagni di merende e infine Vigilanti e Caccamo. Eccole le tre piste battute dagli inquirenti per far luce in questa lunga scia di sangue che ha terrorizzato le campagne fiorentine per quasi un ventennio. Poi c’è anche il livello dei mandanti, esplorato più volte e mai accertato che avrebbe costituito una sorta di cupola eccellente dedita all’esoterismo. Una tesi questa indagata e mai dimostrata. Vigilanti è originario di Vicchio, proprio come Pietro Pacciani – morto innocente, è bene ricordarlo – e il suo nome entra nelle indagini perché nel 1985, poche settimane dopo il delitto di Scopeti, l’ultimo della serie, viene perquisito dai carabinieri. In casa gli trovano molti articoli di giornale sui delitti del mostro – addirittura su quello del 1974, quindi conservato prima che si parlasse ufficialmente di un «mostro» – e su quelli delle prostitute uccise negli anni Ottanta, sempre a Firenze. Nel 1994, dopo un diverbio con un vicino, Vigilanti fu nuovamente perquisito e nella sua casa furono ritrovati oltre un centinaio di proiettili Winchester serie H, gli stessi usati dalla misteriosa, e mai rinvenuta, Beretta calibro 22. Dunque, anche se non indagato, Giampiero Vigilanti per gli inquirenti non era del tutto estraneo alle terribili vicende del mostro. Nel 1998 il legionario torna a far parlare di sé perché dice di aver ereditato un patrimonio milionario da un fantomatico zio d’America, un certo Joe Vigilanti, che lo ha ritrovato dopo aver visto un documentario dedicato proprio ai delitti di Firenze. Questa storia fu raccontata addirittura in tv nella trasmissione «Il Bivio» di Enrico Ruggeri. Nel 2013 denunciò il furto di quattro pistole da casa e nel 2017 è stato formalmente indagato. È di questi giorni la notizia della richiesta di archiviazione.

 

Giacomo Cocchi

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