Prostituzione d’alto bordo in stanze d’albergo: sei arresti e un divieto di dimora

Prostitute cinesi d’alto bordo esercitavano in almeno quattro hotel di Prato obbedendo alla gestione illecita di connazionali che si contendevano – anche con risse – il controllo del ‘giro’. Ora sette persone, sei uomini ed una donna cinese, sono stati raggiunti stamani da una misura cautelare nell’ambito di un’indagine della Procura di Prato. Sei sono finiti in carcere, uno ha ricevuto un divieto di dimora. Gli indagati sono accusati a vario titolo di estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Su alcuni di loro pende anche l’accusa di rissa aggravata, riferita ad una cruenta lite che lo scorso febbraio è avvenuta in una camera del Wall Art Hotel: qui in una stanza dove si trovavano tre ragazze, si sono affrontati a colpi di coltello e arnesi in ferro tre uomini cinesi che secondo gli inquirenti appartengono a due gruppi contrapposti interessati al controllo della prostituzione. Lo scontro, che gli interessati hanno provato a far passare per una lite fra clienti delle ragazze, secondo gli inquirenti, potrebbe riflettere un più ampio riassetto di equilibri tra gruppi della comunità orientale.
Le ragazze che si prostituivano, una decina quelle identificate nel blitz di stamani – trovate all’interno di quattro dei sei alberghi e bed and breakfast perquisiti, tutti a conduzione cinese – erano arrivate in Italia con un visto turistico e i clienti pagavano sino a 500 euro per passare l’intera notte con una di loro. A gestire le prenotazioni delle camere e il giro delle escort era una 39enne cinese, detta “Anna”, che poteva contare su un collaboratore, anch’esso arrestato, per i trasferimenti delle ragazze dai circoli agli alberghi, o da un albergo all’altro.

Le ragazze venivano a volte avvicinate all’interno di circoli privati e locali notturni, per poi spostarsi negli alberghi, dove avvenivano i rapporti sessuali. Anna e il collaboratore trattenevano una quota compresa tra la metà e i due terzi dell’incasso legato alle prestazioni sessuali. Non ci sono contestazioni per i gestori delle strutture alberghiere, tranne che per un cittadino cinese, formalmente dipendente all’epoca dei fatti, ma ritenuto dagli inquirenti il gestore occulto dell’albergo Luxury di via Paronese, attualmente in carcere nell’ambito dell’inchiesta per la sparatoria avvenuta un anno fa nel parcheggio delle Cascine di Tavola. Le altre strutture ricettive dove venivano prenotate le stanze per gli incontri sessuali fra prostitute e clienti sono il Wall Art Hotel,  l’hotel Datini, l’hotel Charme e il bed and breakfast Sol Levante. A volte le ragazze venivano portate anche presso il Golf hotel, qualora vi alloggiasse il cliente.
L’indagine nasce dalla denuncia del compagno della principale indagata, il quale sarebbe stato vittima di estorsione, per alcune migliaia di euro da parte di una banda che avrebbe poi alzato il tiro per assicurare “protezione” alle prostitute chiedendo 30.000 euro . Il fascicolo è seguito dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Gianpaolo Mocetti, che sotto la supervisione del procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi hanno coordinato le investigazioni della squadra mobile.

2 Commenti

  1. I cinesi sono una risorsa per Prato…. Sicuramente danno molto lavoro a Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco, Magistrati, Ospedali..
    .veramente una grande risorsa…
    Ora siedono democraticamente anche in consiglio comunale … vediamo cosa dicono ?

  2. Certamente danno lavoro a tutte le categorie che citi, ma danno lavoro anche a molti pratesi, purtroppo o per fortuna. Quanto alla presenza in consiglio comunale le ricordo che ci sono anche i rumeni, portati dalla lista Spada, che credo non possaano vantare credenziali migliori e le ricordo anche che il curriculum formativo e di preparazione culturale dei cinesi in consiglio non credo sia inferiore, con tutto il rispetto, al suo come a quello di molti pratesi. D’altronde una comunita’ che vanta oltre 30.000 presenza non la puoi piu’ ghettizzare perchè oltre che ingiusto sarebbe tirarsi la zappa sui piedi vista che l’unica soluzione sensata è l’integrazione.

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