Spiritualità e fine vita, la video-testimonianza di Simone Cristicchi: “Amo la vita e ho un bel rapporto con la morte” VIDEO

E’ stato Simone Cristicchi, con una confessione-inno alla vita sul suo rapporto sereno con la morte, a chiudere ieri pomeriggio a Prato il convegno nazionale sulla “Spiritualità nel fine vita”, una tre giorni di confronto promosso a Prato dalla Comunità dei Ricostruttori e dall’associazione Tuttoévita onlus, animata da padre Guidalberto Bormolini. Quello del rapporto con il fine vita è un tema caro a Cristicchi che nel 2013 ha osato proporre a Sanremo un titolo come “La prima volta che sono morto”.

“E’ importante arrivare alla fine dei nostri giorni con una serenità dell’anima che ci permetta di dire ho vissuto, la mia esistenza è servita a qualcosa”, ha affermato il cantautore nel video inviato al convegno (all’ultimo momento non ha potuto essere presente). Cristicchi  (nella foto assieme a padre Guidalberto Bormolini) ha raccontato anche della malattia della madre, della sua guarigione e del limite della scienza.

I circa 200 partecipanti al convegno sono arrivati da tutta Italia. L’area pratese costituisce un polo di riferimento in Toscana sul fronte della sperimentazione e dell’approfondimento dei nuovi percorsi di accompagnamento al fine vita. Ci sono i progetti portati avanti dai Ricostruttori (un master per chi sta vicino a chi è malato, l’hospice che verrà realizzato in Val di Bisenzio e iniziative di confronto ma molto rilevante è anche il ruolo attivo dell’Asl Toscana Centro e la straordinaria esperienza dell’Hospice Il fiore di Primavera.
“Il nostro obiettivo è quello di fare di Prato davvero un’esperienza pilota, partendo dalla consapevolezza del concetto di cura integrale, in cui la spiritualità è al centro e potenzia tutti gli aspetti, medici e psicologici – spiega Guidalberto Bormolini, monaco dei Ricostruttori e coordinatore del convegno – Con il nostro master, partendo dall’esperienza spirituale di ciascuno, cerchiamo di formare la figura dell’accompagnatore non confessionale”.

La tre giorni è stata un’occasione per fare anche il punto sull’applicazione della legge sulle cure palliative. Il diritto a una morte dignitosa, accompagnata da cure – mediche, psicologiche e spirituali – e dalla terapia del dolore, non è per niente scontato. C’è un’Italia a più velocità, molto diversificata sul fronte dell’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, garantito dalla Legge 38 del 2010. “Non c’è equità di trattamento per i malati nei diversi territori del Paese, è necessario cambiare passo – afferma Italo Penco, presidente della Società italiana di cure palliative (SICP) – L’immagine della macchia di leopardo è efficace: ci sono Regioni, come l’Emila e la Lombardia dove le reti locali per le cure palliative ci sono e sono avanzate, in altre regioni il ritardo è evidente”. Il dato positivo, secondo Penco, è sul fronte della formazione dei futuri medici: le cure palliative stanno entrando a far parte dei crediti obbligatori pre laurea.

Forte l’appello lanciato da Donatella Carmi, coraggiosa presidente della Fondazione italiana di leniterapia (FILE). “E’ vero la situazione è a macchia di leopardo, in Toscana come nel resto del Paese le risorse sono davvero poche – sottolinea Carmi – C’è da cambiare una cultura e per questo è fondamentale la formazione diffusa sul territorio di medici e operatori. Per aiutare davvero chi è malato e rispettare la qualità della sua vita l’atteggiamento palliativo deve permeare tutto il processo di accompagnamento della malattia, le cure devono cominciare prima non possono essere limitate al fine vita.”

La Regione Toscana Intanto dimostra attenzione e si muove. “Abbiamo ha da poco approvato una delibera per l’organizzazione di una rete di cure palliative sul territorio con una regia regionale per rafforzare i servizi e migliorare la presa in carico del paziente in modo precoce- ha scritto l’assessore Stefania Saccardi nel messaggio inviato ai convegnisti – L’aspetto spirituale ha sicuramente un ruolo importantissimo in questi nuovi percorsi che vorremmo realizzare e fin da adesso sono a disposizione per attivare un tavolo di lavoro su questo tema. So che i Ricostruttori potranno essere attori di primo piano nel lavoro che vorremmo fare”.
Sabrina Pientini, direttrice dell’Unità funzionale per le cure palliative dell’Asl Toscana Centro, nominata da pochi giorni anche Referente regionale delle cure palliative ha parlato con chiarezza e determinazione: la realtà pratese costituisce un presidio avanzato per le cure palliative, insieme all’area livornese e al grossetano. “A Prato c’è un’attenzione particolare. Adesso dobbiamo omogeneizzare il territorio, portare tutta la Toscana allo stesso punto anche se ancora mancano molti medici specializzati nelle cure palliative – ha affermato Pientini – Corpo, psiche e spiritualità costituiscono un tutt’uno nelle cure palliative. L’accompagnamento spirituale è importante soprattutto quando possiamo intervenire il prima possibile in modo da fare un percorso insieme al paziente”.

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