Prato piange il partigiano Mario Sinibaldi e Marcello Martini, sopravvissuto ai lager nazisti

È morto ieri a 91 anni il partigiano vaianese Mario Sinibaldi. Lo rende noto l’Anpi di Prato esprimendo cordoglio “per la perdita di un altro testimone della Resistenza e dell’antifascismo”. “Mario – si legge in un comunicato dell’Anpi – sarà per noi un punto di riferimento che porteremo nel cuore e ci aiuterà in questo difficile momento a contrastare i nuovi fascismi”. La salma è esposta alle cappelle della Pubblica assistenza di Vaiano. Il funerale oggi, mercoledì 14 agosto, alle 15. Nel 2016, in occasione del 72/o anniversario della Liberazione di Prato, Sinbaldi fu tra i diciannove pratesi che furono premiati con la medaglia per il loro impegno nell’affermare i principi di liberà e di indipendenza sui quali è fondata la Repubblica italiana.

E oggi è venuto a mancare anche il pratese Marcello Martini, 89 anni (nella foto), sopravvissuto ai lager nazisti di Mauthausen, Wiener Neustadt e Hinterbruehl e membro dell’ANED, che da molti anni viveva nella sua casa di Castellamonte (Torino).
Nel 1944, nonostante avesse solo 14 anni, in appoggio all’attività resistenziale del padre, comandante militare del Comitato di Liberazione Nazionale per la zona di Prato e informatore della radio clandestina fiorentina Radio Co.Ra, compì importanti e pericolose azioni come staffetta partigiana. Nel giugno del 1944, la casa di Montemurlo in cui la famiglia Martini era sfollata, venne circondata dalle SS italiane e tedesche e babbo, mamma, i fratelli Anna e Marcello, furono catturati. Il padre riuscì a scappare in modo rocambolesco mentre la madre e la sorella Anna furono rinchiuse nel carcere femminile di Santa Verdiana a Firenze. Il giovanissimo Marcello fu prima incarcerato alla Murate, poi deportato a Fossoli e dopo in uno dei più terribili lager nazisti, a Mauthausen. Fu anche costretto ad una “marcia della morte” ma riuscì a salvarsi miracolosamente e a tornare a casa dove riabbracciò i genitori, il fratello e la sorella.
Negli ultimi anni ha partecipato più volte a numerose iniziative in Toscana e in particolare al Treno della Memoria per Auschwitz e al grande Meeting al Mandela Forum di Firenze promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza di Prato che nel settembre del 2017 ha voluto dedicare alla Famiglia Martini un libro e una mostra. Sapeva parlare molto bene della sua vicenda di deportazione ai giovani, con una certa leggerezza ma sempre con assoluta fermezza sui valori fondamentali da perseguire e non smarrire mai. Era cittadino onorario di Montemurlo (PO) e di Castellamonte (TO).

“Ci stringiamo alla famiglia Martini per la scomparsa del nostro cittadino onorario Marcello. – dicono il sindaco Simone Calamai e l’assessore alla memoria, Valentina Vespi- Se ne va un uomo straordinario, un testimone lucido della Shoa, che ha saputo raccontare con profonda commozione alle nuove generazioni la sua vita nel lager tra mille privazioni e umiliazioni. La sua scomparsa ci spinge a proseguire con forza sulla strada della memoria, affinché non ci debbano mai più essere ragazzini costretti a vedere le tragedie che ha conosciuto Marcello Martini».Nell’aprile del 2015 Marcello Martini ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Montemurlo alla presenza dell’allora sindaco Mauro Lorenzini e degli studenti della scuola media “Salvemini- la Pira”.  Martini, quella mattina, ai ragazzi raccontò l’impegno della sua famiglia nell’antifascismo e di suo padre, membro del Comitato toscano di Liberazione Nazionale e comandante militare per la zona di Prato “ Quando le SS entrarono nella casa di Montemurlo, dove la mia famiglia era sfollata, ero a fare i compiti di francese e all’improvviso mi trovai una pistola puntata in fronte. In pochi minuti passai così dall’essere il cocco di casa, amato da tutti, a prigioniero prima alle Murate a Firenze, poi a Fossoli per poi essere trasferito a Mauthausen in un carro bestiame”, raccontava Martini, che ha raccolto la sua storia in un bellissimo libro “Un adolescente in lager. Ciò che i tuoi occhi hanno visto”«76430: è stato questo per un anno il mio nuovo nome di battesimo. –  raccontava Nonno Marcello ai ragazzi- Nel campo di concentramento non eravamo persone, ma pezzi numerati e questo era il mio numero.”

“La scomparsa di Martini – ha commentato la vicepresidente della giunta regionale Monica Barni –  tocca nel profondo tutta la comunità toscana, a nome della quale vorrei esprimere alla famiglia le più sentite condoglianze. Martini ha vissuto dal di dentro la pagina più tragica della nostra storia recente, ma ha saputo anche riaprire più volte quella pagina per trasmettere direttamente ai giovani i valori fondanti della nostra umanità e il senso più profondo delle istituzioni democratiche. In tante occasioni – ha proseguito la vicepresidente – ha partecipato alle iniziative della Regione sulla memoria e proprio nel gennaio scorso è stato insignito, insieme a altri sette sopravvissuti ai campi di sterminio, della medaglia d’oro “Pegaso” per aver spinto migliaia di giovani toscani a riflettere sulle conseguenze dell’indifferenza, del fascismo e della sua terribile guerra, “mostrando con la propria vita un esempio di resilienza, di spessore umano e morale”. La sua testimonianza resterà viva nei nostri cuori”.

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