Risparmiatori traditi BpVi: sei mesi di tempo per chiedere gli indennizzi statali, ecco come fare

Pubblicato il decreto in Gazzetta Ufficiale, parte la macchina degli indennizzi che lo Stato riconoscerà a risparmiatori traditi da Banca Popolare di Vicenza, i quali però devono presentare domanda entro sei mesi, esclusivamente in via telematica, attraverso il portale sul sito fondoindennizzorisparmiatori.consap.it. Il provvedimento riguarda oltre 200 mila azionisti e obbligazionisti subordinati, oltre che di Banca popolare di Vicenza, anche di Veneto Banca, Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara, i quali potranno recupererare una parte degli investimenti andati in fumo nel dissesto degli istituti di credito.
Gli ex azionisti avranno diritto a un indennizzo pari al 30% del costo di acquisto delle azioni, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. Dall’importo saranno sottratti eventuali indennizzi, ristori, rimborsi o risarcimenti ricevuti in passato dalla Banca.
Per gli obbligazionisti subordinati l’indennizzo è pari al 95% del costo di acquisto, sempre entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore.
Nel complesso lo Stato ha stanziato fondi con una dotazione iniziale, nel triennio, di 1,5 miliardi di euro.

Come riportato dall’articolo 1 del decreto, le istanze, corredate da tutta la documentazione necessaria, dovranno essere inviate esclusivamente in via telematica ento il termine di 180 giorni (a partire dal 22 agosto) compilando i moduli presenti sull’apposita piattaforma informatica gestita da Consap (https://fondoindennizzorisparmiatori.consap.it/), la società del Mef che si occuperà del supporto tecnico alla commissione indipendente di esperti che prenderà al vaglio invece le domande.
Possono fare domanda i “risparmiatori” in possesso dei titoli indennizzabili, nonché i loro “successori” per causa di morte e i loro “familiari” (entro il secondo grado) che hanno acquisito la titolarità dei titoli indennizzabili. La domanda può essere presentata anche dai rappresentanti dagli aventi diritto.

Rimane attivo il regime del doppio binario
Il Fir erogherà gli indennizzi per il 30% delle somme perdute agli ex azionisti e per il 95% agli ex obbligazionisti delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018. Gli indennizzi saranno automatici per una platea stimata del 90% del totale, ovvero, ricorda il Mef, per chi ha un reddito imponibile inferiore ai 35.000 euro o un patrimonio mobiliare inferiore ai 100.000 euro. Per gli altri è previsto un processo di verifica semplificata da parte di una Commissione tecnica istituita presso il ministero.
Inoltre, nel nuovo decreto sono state apportate alcune modifiche: il valore inferiore ai 100mila euro posseduto al 31 dicembre 2018 dovrà essere calcolato al netto degli strumenti finanziari oggetto dei rimborsi, nonché dei contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita. Per quanto riguarda, poi, il requisito reddituale dei 35 mila euro dichiarati ai fini Irpef, dovranno essere escluse le eventuali prestazioni di previdenza complementare erogate sotto forme di rendita.

“Finalmente – commenta ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori – è arrivata la notizia tanto attesa da parte di oltre duecentomila azionisti ed obbligazionisti subordinati travolti dai fallimenti delle banche coinvolte nei crack finanziari nel periodo compreso tra il 17 novembre 2015 ed il 31 dicembre 2017. Sembrava essersi tutto fermato quando nei giorni scorsi giravano voci che la Corte dei Conti ha eccepito che i “conti dormienti”, da cui vogliono attingere i fondi per indennizzare i risparmiatori, non si possono toccare. A questo si è poi aggiunto un ingiustificato ritardo da parte del Ministro Tria sulla firma dell’ultimo decreto (Decreto 8 agosto 2019), che sarebbe dovuta avvenire invece il 26 luglio scorso, secondo i termini dettati dal primo decreto attuativo dell’11 giugno. Nessuno poi ci avrebbe scommesso visti i timori degli ultimi giorni legati alla caduta del Governo che avrebbe potuto bloccare definitivamente la procedura per rendere operativo il fondo e dare avvio agli indennizzi. Insomma si è trattato di un vero e proprio Limbo durato ben quattro anni e non scevro di ostacoli”.
L’attivazione del fondo al momento dà uno spiraglio di luce non solo ai risparmiatori, ma anche a tutte le associazioni che si sono poste a tutela dei loro diritti. “L’auspicio – sottolinea Aduc – è che il 30% di indennizzo previsto per gli azionisti venga elevato e che i tanti documenti richiesti per l’articolazione della domanda da presentare solo telematicamente non divengano un motivo per bocciare le istanze in caso di errori formali o carenze giustificabili di documenti”.

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