Strada in salita per il “plastic free”: manca l’impianto per le bioplastiche. Alia invita a gettarle nell’indifferenziato

Le bioplastiche vanno gettate nell’indifferenziato e non nell’organico. Quella che sembra una semplice indicazione per effettuare una buona raccolta differenziata ha, in realtà, riflessi sia politici che economici. Perché in un momento in cui tanti comuni (compreso quello di Prato) vanno verso il cosiddetto “Plastic free”, ovvero l’eliminazione della plastica monouso dagli ambienti e dagli eventi pubblici, la precisazione di Alia rischia di dare un messaggio opposto ai cittadini, ovvero che la plastica non è poi il peggior nemico dell’ambiente, visto che, almeno quella, può essere avviata ad un percorso di recupero senza andare necessariamente ad aumentare le percentuali di indifferenziato. Si ricorda che anche alcuni supermercati (vedi i punti dell’Unicoop Firenze) non commercializzano più le stoviglie in plastica. Il problema è che gli impianti di compostaggio di Alia non sono ancora stati convertiti per il riciclo di oggetti in plastica biodegradabile come piatti e bicchieri, ma solo per gli shopper dei reparti frutta e verdura dei negozi.

“Quando abbiamo presentato la mozione Plastic free mi sono presentato con una tazza in ceramica, e non a caso – spiega il consigliere comunale del PD promotore dell’iniziaiva a Prato Marco Biagioni -, perchè l’obiettivo primario del Plastic free non è sostituire la plastica monouso con un altro tipo di materiale, bensì abbattere la cultura dell’usa e getta e andare verso i reali principi dell’economia circolare”.

“Nell’attesa di una filiera dedicata, i manufatti in bioplastica rigida devono essere conferiti nel contenitore dell’indifferenziato – fa sapere Alia -. Ad oggi gli shopper in “Mater – Bi” sono le uniche bioplastiche compatibili con le condizioni dei processi di compostaggio, mentre i manufatti in bioplastica rigida si biodegradano a condizioni e tempistiche di processo diverse e comprometterebbero l’intera produzione di compost”, conclude l’azienda di smaltimento rifiuti, che precisa di essersi fatta promotrice di un tavolo dedicato con Regione e produttori di bioplastiche per realizzare “un progetto pilota nel breve periodo” in materia di compostaggio della bioplastica.

L’assessore all’Ambiente del comune di Prato Cristina Sanzò commenta la vicenda al telefono: dichiara che “forse è mancata una corretta comunicazione tra Comune e Alia, complice l’inizio di un nuovo mandato” e che comunque questo non comporterà un arretramento del Comune di Prato in materia di eliminazione dell’usa e getta. Il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti ha inviato una lettera ad Alia, in cui chiede di convocare in tempi rapidi un tavolo di lavoro sulla gestione del corretto smaltimento dei compostabili. “La notizia di conferire le bioplastiche nella frazione indifferenziata, fuori da ogni percorso virtuoso di riciclo e contravvenendo all’indicazione che il compostabile vada messo nell’organico apre uno scenario di incertezza, che ci fa retrocedere rispetto agli obiettivi di economia circolare”, ha affermato Prestanti. “La cosa più paradossale è che a Luglio abbiamo votato e approvato una mozione a firma PD per far diventare Prato Comune Plastic Free – ha invece dichiarato la consigliera comunale di Prato Cinque Stelle Silvia La Vita -. Cosa che risulta quindi non solo impossibile da attuare, ma anche una presa di giro per i cittadini e le imprese che si stanno impegnando nell’acquisto di stoviglie ecobio”, ha rimarcato la pentastellata. Si ricorda che la mozione sul Palstic free elaborata dalla maggioranza è stata approvata all’unanimità in consiglio comunale a Prato.

 

LS

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