La Camerata strumentale torna in piazza Duomo con la sua “Bohemian Rhapsody” FOTO

«Dai prati e dai boschi di Boemia» recita il titolo di un poema sinfonico di Smetana, il padre della scuola musicale ceka. Il programma che la Camerata porta in piazza del Duomo per il Settembre Pratese proviene da quei medesimi prati e boschi, dal profumo sonoro di quella grande civiltà, identificata nei suoi due autori più celebri, Bedřich Smetana, appunto e Antonín Dvořák.

Una selezione di brillantissime e gioiose Danze Slave di Dvořák apre in festa la serata musicale. A queste fa seguito un dittico di arie tratte delle due opere più amate del repertorio boemo, La sposa venduta di Smetana, e Rusalka di Dvořák. L’Aria di Mařenka del capolavoro lirico di Smetana è intrisa di quella melodica nostalgia che fu un tratto distintivo del compositore della Moldava. L’aria di Rusalka «Mesícku na nebi hlubokém» è la celebre «Canzone alla luna» intonata dalla ninfa dei laghi, protagonista della fiabesca opera di Dvořák. Un canto che si addice perfettamente all’atmosfera di un concerto notturno all’aperto, al chiar di luna.

 

 

Il piatto forte della serata è la popolarissima Sinfonia n. 9 in mi minore «dal nuovo mondo», composta da Dvořák durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, intrisa di memorie musicali della patria lontana. L’ultima Sinfonia di Dvořák è considerata universalmente anche la pietra di paragone di tutta l’esperienza musicale colta della musica americana del XX secolo, che vi trovò lo spirito epico della frontiera e della vastità di una natura, evocata anche col ricorso a melodie indiane e afroamericane che Dvořák conobbe negli Stati Uniti. Una Sinfonia che incarna un ponte fra due continenti e un simbolo affascinante del valore universale della musica, idioma dell’umanità.

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