Nuovo impianto Gida, presentato lo studio sanitario: “Esclusa correlazione tra tumori e inceneritore”. Ma per chi abita nella zona il rischio di ammalarsi è maggiore

“Studi epidemiologici riferiti all’area di Baciacavallo concludono che le evidenze per la relazione tra tumore al polmone e emissioni del preesistente impianto di incenerimento sono inconsistenti e insufficienti. Questa situazione, alla luce delle criticità ambientali per l’area di Prato, risulta congruente con la presenza di varie forme di pressione anche altamente significative (arterie stradali di scorrimento, attività industriali soggette ad AIA, densità abitativa elevata, aree ad alta deprivazione)”. È un passaggio del documento di oltre 100 pagine elaborato dall’epidemiologa del Cnr Nunzia Linzalone, su incarico di Gida, che ha presentato anche questo approfondimento dedicato al “capitolo salute”, fra le corpose integrazioni alla procedura di Via per il nuovo impianto di Baciacavallo. Un progetto da 34 milioni di euro che prevede l’adeguamento della linea acque, della linea fanghi e la sostituzione dell’attuale inceneritore con un nuovo termovalorizzatore.
Dopo la presentazione della Via, avvenuta un anno fa, la Regione aveva chiesto maggiori dettagli sul contesto sanitario in cui l’opera si inserisce ritenendo il testo prodotto da Gida “non adeguato per contenuti e forma alla complessità delle vicende ambientali e sanitarie che si sono succedute nel corso degli anni nella zona”. Da qui il documento della dottoressa Linzalone, che ha citato nella sua relazione le indagini epidemiologiche Ispo e Asl condotte in due fasi, concluse rispettivamente nel 2001 e nel 2015. La prima fase di studio, pur specificando che i risultati dell’indagine non erano significativi, data anche l’esiguità della casistica, non escluse l’esistenza di un rischio rilevante di incidenza di tumori del polmone nei due sessi e di tumore della laringe negli uomini, derivante dall’esposizione agli inquinanti emessi dall’impianto di Baciacavallo.
La seconda fase di studio, conclusa nel 2015, attraverso questionari sottoposti ai residenti della zona, si concluse, come riportato dalla dottoressa Linzalone, con queste affermazioni: “Dai risultati appare che chi ha una storia di residenza entro un raggio di 1,5 Km dal depuratore, ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare un tumore del polmone di chi abita molto più lontano (oltre 4,5 Km), a parità di età, classe sociale, numero di sigarette fumate ed eventuale convivenza con fumatori. All’allontanarsi dal depuratore, il rischio sembra diminuire progressivamente, anche se i dati non permettono di chiarire se ciò sia effetto del caso. Nelle conclusioni gli autori segnalano che il risultato è difficilmente interpretabile poiché non risulta attribuibile con sicurezza alla storia residenziale piuttosto che ad altre fonti presenti nell’area (autostrade, industrie, elettrodotti)”.

Nel documento dell’epidemiologa Linzalone, sono poi evidenziate altre caratteristiche del progetto: l’abbattimento delle emissioni odorigene, grazie alla realizzazione di tre sistemi di convogliamento e trattamento aria attraverso biofiltri, la copertura di alcune vasche e di alcune condutture; il ridimensionamento della portata dei fumi di oltre 4 volte rispetto allo scenario massimo attuale; la riduzione dei fanghi da incenerire (oltre 20 mila tonnellate annue in meno rispetto ad oggi) grazie al nuovo ciclo che prevede la digestione anaerobica e l’essiccamento dei fanghi, prima dell’incenerimento.

“Riguardo alla realizzazione della nuova opera, questa contribuisce al quadro delle pressioni in termini emissivi trascurabili rispetto alla situazione esistente – è scritto nel capitolo salute alle integrazioni di Via -. L’opera contribuisce al benessere complessivo della popolazione principalmente in termini di occupazione e servizi, trainando la principale risorsa produttiva del territorio, l’industria tessile e manifatturiera, attraverso un’opera di recupero dell’acqua e smaltimento dei residui. L’opera si avvale di un’opzione di gestione che massimizza la sostenibilità ambientale nell’area abbattendo il trasferimento dei rifiuti in esterno e minimizzando la produzione dei fanghi”.

Nelle integrazioni alla procedura di Via sono state analizzate anche le alternative al progetto presentato da Gida. Quindi è stata presa in considerazione l’ipotesi di mandare tutte le circa 37mila tonnellate di fanghi a impianti terzi attraverso l’utilizzo di mezzi su gomma. La conseguenza derivante sarebbe “un peggioramento dell’impatto ambientale” e “costi insostenibili per la comunità”. “Abbiamo risposto alla richiesta di integrazioni – afferma il direttore generale di Gida, Simone Ferretti – e i risultati che emergono ci danno ulteriore forza per dire che il progetto proposto migliora la qualità del nostro lavoro. Questo significa andare nella direzione dell’economia circolare. L’azienda è pronta a fare un investimento di oltre 30 milioni di euro, sempre nell’ottica della sua missione di dare le migliori performance ambientali possibili”.
L’iter – Dopo la pubblicazione delle integrazioni, ci saranno 60 giorni di tempo per inviare nuove osservazioni (numerose quelle già presentate dai comitati, a cui Gida ha fornito una risposta) e contributi. Poi starà alla Regione valutare tutto il materiale prodotto e dare il proprio parere. Se dovesse arrivare il via libera, Gida potrà passare alla fase relativa all’iter per ottenere le autorizzazioni per le singole fasi del processo.

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