Rissa in carcere, detenuti si scagliano contro la penitenziaria: feriti due agenti

Momenti di tensione ieri sera, intorno alle ore 19, alla casa circondariale “La Dogaia” per una rissa tra una decina di detenuti stranieri e tre agenti di polizia penitenziaria. Due agenti hanno dovuto ricorrere alle cure mediche presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano. A riferire l’episodio sono fonti sindacali del corpo di polizia penitenziaria. Per l’emergenza, sedata dopo una certa apprensione, sono rientrati nella struttura comandante e vicecomandante della casa circondariale.
Secondo quanto appreso da fonti sindacali, al rientro dalla “socialità”, momento in cui i detenuti possono andare a cenare nelle celle di altri carcerati, alcuni, sotto gli effetti di alcol prodotto in maniera artigianale, avrebbero cominciato a litigare. A quel punto sarebbero intervenuti tre agenti del reparto coinvolto, che nell’intento di fermare la lite sono divenuti bersaglio dell’aggressione. Un detenuto ha cercato di staccare prima un pezzo dalla finestra e un pezzo in ferro che copre il quadro elettrico della cella, probabilmente per colpire gli agenti intervenuti, poi presi di mira anche con una lametta e con un fornellino scagliato verso la faccia di un sottufficiale, colpito ad una mano. Un secondo agente di polizia penitenziaria è stato aggredito dallo stesso detenuto e fatto cadere in terra. Con l’intervento di altro personale, l’autore dei fatti più gravi è stato immobilizzato a fatica. I detenuti portati nelle camere di sicurezza, nel frattempo, hanno messo in pratica gesti autolesionistici, procurandosi tagli ed escoriazioni.
Alla fine i due agenti di polizia penitenziaria feriti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso, riportando prognosi di 7 e 8 giorni.

Sulla vicenda interviene il Segretario generale regionale della Uil Pa Eleuterio Grieco che denuncia un “reale problema di sicurezza negli istituti penitenziari”, legato alla “carenza di personale di Polizia Penitenziaria e alla mancanza di dotazioni e strumenti idonei”. “Inoltre – aggiunge Grieco  l’assenza, ormai prolungata del Provveditore Regionale, per la quale da oltre 2 mesi le organizzazioni sindacali non hanno nessuna interlocuzione, acuisce la situazioni, per cui diventa difficile affrontare qualsiasi intervento in chiave di prevenzione. Inoltre in alcuni Istituti della Regione Toscana, mancano Direttori titolari e vice nonché Funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria atti a determinare una catena di Comando che possa arginare questa violenza gratuita ai danni dei Poliziotti Penitenziari”. Particolarmente critica la situazione di Prato. “E’ un caso emblematico: alla Dogaia mancano 3 Commissari su 5 previsti tra cui il Vice Comandante. A fronte di una previsione di 310 unità (decreto Ministeriale 2/10/2017), oggi il reparto ha in forza circa 240 unità con una carenza di 70 unità circa. Infine, la capienza dei detenuti stabilita in 589 presenze, ad oggi ne risultano 610 con un surplus di 20 reclusi che dovrebbero essere allontanati ad altra sede alleggerendo il carico di lavoro e tra l’altro con una sezione di 75 detenuti chiusa per lavori”.

 

Sulla vicenda interviene il deputato pratese di “Cambiamo!”, Giorgio Silli. “La misura è colma: non si può attendere la tragedia per intervenire. Oramai quasi ogni settimana siamo costretti a indignarci per aggressioni che avvengono all’interno del carcere ‘La Dogaia’ di Prato. La clamorosa aggressione di gruppo di ieri sera, che ha coinvolto tre agenti finiti in ospedale, è solo l’ultimo triste episodio di un copione che si ripete uguale a sé stesso con una cadenza spaventosa” afferma Silli, che chiama in causa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Il ministro deve necessariamente venire a vedere con i suoi occhi cosa producono la carenze strutturali di organico della polizia penitenziaria e il sovraffollamento del carcere: ho presentato numerose interrogazioni parlamentari sul tema ma le risposte sono sempre vaghe e circostanziali. Siamo stanchi e preoccupati per la salute degli agenti e dei detenuti. Abbiamo sentito abbsatanza discorsi: è il momento dei fatti” conclude Silli.

Le condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria a Prato e San Gimignano (in quest’ultimo carcere, sempre ieri, un detenuto in stato di ebbrezza, senza ragionevole motivo ha aggredito tre agenti della polizia penitenziaria, ndr), sottolinea il segretario generale di Osapp Leo Beneduci, “sono più che critiche e oltre agli evidenti rischi per l’incolumità fisica degli addetti del corpo la situazione è resa ancora più precaria da una gravissima carenza di organico che rende pressoché impossibile fare fronte ai molteplici eventi critici che quotidianamente accadono. Ovviamente per il carcere di San Gimignano e Prato dovrebbero essere assunti nei confronti dei reclusi più facinorosi da parte degli organi dell’Amministrazione regionale e centrale una serie di provvedimenti sia di ordine disciplinare sia per il ricollocamento degli stessi in altre strutture come invece non sembra essere nelle corde di tali organi e a farne le spese di tale assenza sono proprio gli agenti”. Il “ministro Bonafede e i sottosegretari Ferraresi e Giorgis e il nuovo Capo del Dap, se ci sono, diano il tanto atteso segnale di cambiamento intervenendo concretamente” conclude Beneduci.

“I detenuti del carcere di Prato volevano uccidere. L’aggressione ai due agenti è stata di una violenza che ha pochi casi simili di ferocia e barbarie. Solo l’atteggiamento immediato e responsabile del personale dell’istituto penitenziario ha evitato conseguenze gravissime” afferma il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo, che aggiunge: “Non siamo più disposti a contare i casi di aggressione a nostri colleghi e a rivendicare tutela senza essere ascoltati. Ora basta. Vogliamo avviare inedite forme di protesta, senza escludere nulla, perchè è evidente, salvo al Ministero di Grazia e Giustizia e al responsabile del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, che il personale di polizia penitenziaria è nel mirino della criminalità che contiinua ad essere organizzata anche in cella, come denunciamo da troppo tempo”.

“L’episodio di violenza avvenuto ieri sera presso il carcere di Prato, l’ennesimo, ai danni di 3 agenti della polizia penitenziaria, evidenzia la grave carenza di sicurezza dovuta alla scarsa presenza di personale” commenta Patrizia Ovattoni, capogruppo Lega in Consiglio Comunale. “Non si può sempre mettere avanti le condizioni dei detenuti e in secondo piano quelle degli agenti della polizia penitenziaria” aggiunge Ovattoni, che chiede al Ministero di Giustizia di “attivarsi immediatamente e al sindaco Matteo Biffoni di farsi portavoce, verso il governo amico, affinché vengano adottati urgentemente gli opportuni provvedimenti verso una situazione diventata intollerabile ed estremamente pericolosa per il personale della penitenziaria. Nel frattempo – conclude Ovattoni – agli agenti feriti ieri sera va la nostra solidarietà e vicinanza, nonché un ringraziamento particolare per l’intervento che malgrado le conseguenze riportare ed incuranti del pericolo ha consentito di ripristinare l’ordine all’interno della casa circondariale”.

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