Tante braccia per il Reich, il racconto al Museo della Deportazione

C’è una storia, anzi le storie di tanti uomini, che nel dramma immane provocato dal Nazifascismo sono rimaste per troppo tempo in secondo piano. Sono le vicende dei lavoratori che dal 1943 al 1945, nell’Italia occupata dai Nazisti, vennero reclutati e trasferiti per servire l’economia di guerra della Germania nazionalsocialista. In migliaia furono costretti a partire, anche dalla Toscana.

Tante braccia per il Reich, si intitola la ricerca di recente pubblicazione, curata dallo storico Bruno Mantelli, che viene presentata giovedì 17 ottobre, alle 17.30, al Museo della Deportazione e Resistenza di Figline.

“Tra i pilastri fondativi della memoria della Repubblica, accanto alla Resistenza, alla deportazione politica, alla deportazione ebraica, all’internamento militare, alla prigionia di guerra, c’è anche il lavoro coatto nei campi e nelle officine del Terzo Reich”, afferma l’autore.

Il volume è il primo studio organico sulle dinamiche e le modalità del prelievo coatto di lavoratori dall’Italia e del loro utilizzo in Germania nel periodo della Repubblica sociale italiana. Si tratta una ricerca monumentale, che colma una lacuna sulla storia dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Aprono il confronto il vicepresidente della Fondazione Ivano Cappelli e l’assessore alla Cultura del Comune di Prato Simone Mangani. Modera Camilla Brunelli, direttrice della Fondazione. Intervengono lo storico Marco Palla, il curatore del volume Brunello Mantelli e Francesca Cavarocchi, che ha studiato il fenomeno dalla prospettiva toscana.

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