BuzziLab, Confindustria punta il dito contro le istituzioni scolastiche: “La prima a rimetterci è la scuola”

“Saranno fra poco quattro mesi dallo scoppio della vicenda BuzziLab. E proprio di scoppio si è trattato, perché nel giro di poche ore dall’insediamento del nuovo dirigente scolastico il BuzziLab è scomparso, prima chiuso e poi riaperto più formalmente che nella sostanza. L’azzeramento di fatto, a ora, del BuzziLab rappresenta un danno incalcolabile sia per il distretto pratese sia – cosa che non si evidenzia mai abbastanza – per la scuola stessa”. Lo afferma Confindustria Toscana Nord in una nota diffusa oggi. “Non bisogna dimenticare che il denaro che le imprese pagavano per le analisi finiva in gran parte nel bilancio del Buzzi, che da quelle entrate – un miraggio per la quasi totalità delle scuole italiane – ha tratto benefici consistenti. Benefici di cui peraltro hanno goduto tutti gli indirizzi della scuola, certamente non solo il tessile – proseguono gli industriali – . Le presunte irregolarità che sono state rilevate nelle precedenti gestioni non giustificano l’incredibile danneggiamento che la scuola ha subito privandola del BuzziLab. Sanare delle irregolarità non significa necessariamente farsi del male e farne anche alle aziende, che potrebbero trovare motivi di rivendicazione rispetto ai danni subiti.” Per Confindustria “le istituzioni scolastiche sembrano non aver capito cosa quella scuola rappresenti per Prato, non solo dal punto di vista pratico e materiale ma anche in termini identitari e di affezione. E di non avere chiaro nemmeno cosa, viceversa, Prato rappresenti per quella scuola. Solo così si spiega la decisione delle istituzioni scolastiche di ritirarsi in un silenzio che non prevede né comunicazione esterna né rapporti, in merito al BuzziLab, con quel mondo delle imprese che per un istituto tecnico rappresenta il mondo tout court. Una decisione, quella del silenzio, legittima ma non per questo opportuna e funzionale agli interessi, in primo luogo, della scuola.”

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