Metti una sera a cena… in carcere. Alla Dogaia serata d’eccezione con i detenuti chef e camerieri della alberghiera

Metti una sera a cena… in carcere. È stato un evento originale e ben riuscito quello andato in scena alla Dogaia con i detenuti impegnati come chef e camerieri in sala. L’iniziativa si chiama «Cucine aperte» e ha rappresentato il primo appuntamento di un accordo di rete promosso da Caritas diocesana, istituto alberghiero Datini e la struttura carceraria in collaborazione con la Provincia di Prato e la sezione dei soci pratesi di Unicoop Firenze. Tutti insieme nel 2017 hanno dato vita al progetto «Cucina galeotta» con l’intento di rendere il carcere non soltanto una realtà meno anonima ma di trasformarlo in risorsa per coloro che hanno commesso degli errori. «Imparare un mestiere, acquistare consapevolezza di essere in grado di lavorare e lavorare bene diventa così un segnale di rinascita, anche per chi è detenuto», osserva Rodolfo Giusti, referente Caritas del progetto.

 

 

Cannolo di pasta fritta ripieno alla mousse di mortadella di Prato, sformatino di carciofi su crema di pecorino toscano, tartara di manzo alla senape. Questi erano gli antipasti, poi due primi, un secondo, il dolce e vini, il tutto preparato dall’associazione Cuochi Pratesi, dagli insegnanti del corso alberghiero in carcere e gli allievi carcerati che frequentano il terzo anno. Poi c’è stata una accoglienza in sala all’altezza del menù, curata sempre dai detenuti guidati dai loro insegnanti. Il vino è stato somministrato sotto la guida dell’associazione italiana sommelier, delegazione di Prato. Una cena di alto livello dunque, alla quale hanno partecipato 64 persone, fra queste un gruppo consistente del Lions club Prato Centro e una folta rappresentanza dei soci Coop. Presente anche il presidente della Provincia Francesco Puggelli, a nome di tutte le istituzioni cittadine, il direttore del carcere Vincenzo Tedeschi, la comandante Barbara D’Orefice e Luigi Mezzacapo dell’ufficio attività.
«È stato bello vedere come gli allievi detenuti siano stati professionali nel loro ruolo di cuochi e camerieri – dice ancora Rodolfo Giusti –, una operosità la loro che ha suscitato espressioni come: “oggi mi sono sentito non carcerato”».

 

 

Particolarmente emozionante è stato il momento finale dei ringraziamenti, dove è stato possibile scambiare considerazioni e emozioni. «Nei detenuti allievi è emersa la consapevolezza che il percorso scolastico che stanno facendo potrà essere per loro una preziosa risorsa da sfruttare al momento dell’uscita dal regime carcerario, sempre di più le statistiche dimostrano infatti che chi ha la possibilità di fare percorsi rieducativi prima dell’uscita definitiva, difficilmente ritorna a delinquere», conclude Rodolfo Giusti.

Nei giorni scorsi Caritas ha presentato il progetto Confezione, attraverso il quale nel carcere della Dogaia verrà aperta una azienda di confezioni dove saranno impiegati detenuti a fine pena.

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