Coronavirus, Puggelli: “No allarmismi. Anche nelle scuole valgono le stesse indicazioni delle autorità sanitarie”

“Non c’è assolutamente nessun allarme Coronavirus specifico per Prato, tantomeno per le scuole superiori pratesi” a dirlo è il presidente della Provincia, Francesco Puggelli. “In questi giorni, nonostante le rassicurazioni che provengono da fonti sanitarie accreditate, nazionali e locali, assistiamo continuamente a tentativi di seminare panico e caos, tentativi al limite del procurato allarme. A Prato – sottolinea Puggelli – valgono le stesse indicazioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e le autorità sanitarie locali stanno diramando per tutte le altre città. Il dato scientifico ci dice che il Coronavirus è di gran lunga molto meno preoccupante di altre malattie che abbiamo qui in Italia, che sono ben più gravi e la cui possibilità di contagio è molto più alta: una fra tutte la comune influenza, che da inizio anno, nel nostro Paese, sta facendo 225 vittime al giorno. Il Coronavirus – precisa ancora Puggelli – non è legato ad una etnia né causato da un gene. Cinesi e italiani che abitano a Prato hanno la stessa probabilità di ammalarsi di altri cittadini che abitano in altre città d’Italia, possibilità che, oltrettutto, è largamente inferiore rispetto a quella di ammalarsi di una comune influenza, che in Italia da inizio anno ad oggi ha fatto ben 225 vittime al giorno, su una popolazione di 60 milioni di abitanti, contro i tre contagiati dal Coronavirus in tutta Europa, che conta 740 milioni di persone e contro le 56 vittime accertate su un miliardo e 400 milioni di abitanti in Cina. Numeri che assolutamente non devono allarmarci e che non devono farci cadere nell’equazione: “cinese uguale contagio”. Il contagio da Coronavirus non dipende dall’etnia, ma dagli spostamenti: per questo le autorità hanno sospeso i collegamenti con la zona focolaio del virus. A Prato abbiamo tutti, cinesi o meno, la stessa possibilità di contrarre il virus che, ripeto, numeri alla mano è molto più bassa rispetto ad altre malattie”.

“Noi cittadini abbiamo il dovere di selezionare bene le nostre fonti di informazione: in casi come questi – continua Puggelli – e voci attendibili non sono tutte quelle che parlano, ma solo quelle accreditate e cioè le autorità sanitarie e il personale medico. Atteniamoci solamente a quello che gli esperti ci raccomandano e questo vale per tutte le fasce della popolazione, anche quella scolastica. Siamo cauti e non lasciamoci andare a soluzioni improvvisate e “fai da te”. Nella nostra regione, i ragazzi che si assentano da scuola devono presentare il certificato solo se il figlio viene mandato a casa con la febbre o altri sintomi influenzali, oppure dopo cinque giorni di assenza. In tutti gli altri casi il certificato non deve essere richiesto. Purtroppo nelle nostre scuole, sull’onda dell’emotività e dalla paura generata da notizie infondate, ci sono stati casi in cui il certificato è stato richiesto anche dopo un solo giorno. Questo non serve a proteggerci, rischia solo di generare ansie e timori immotivati. Per questo motivo ribadisco che – conclude Puggelli – dobbiamo affidarci a chi ha il compito di tutelare al nostra salute e non a quei soggetti il cui unico scopo è quello di generare psicosi collettive e discriminazioni di vario tipo collegando strumentalmente le persone di etnia cinese con il Coronavirus. Fatto gravissimo, ma ancor più grave quando, come a Prato, a farlo sono soggetti che ricoprono cariche istituzionali”.

 

 

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