Coronavirus, a Prato ci sono 141 famiglie in isolamento. Berti: «In caso di sintomi chiamare l’Asl. Fondamentale intervenire rapidamente» VIDEO

«A Prato sono 141 i nuclei familiari cinesi tenuti sotto controllo dall’Asl». Lo ha detto Renzo Berti, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria in una conferenza stampa convocata insieme al direttore Malattie infettive Massimo Di Pietro per fare il punto sull’emergenza Coronavirus nell’area di Prato, Firenze e Pistoia.
In totale sarebbero circa 400 le persone in isolamento volontario in città appartenenti a famiglie individuate nelle scorse settimane dalla Asl in base alle comunicazioni arrivate dai dirigenti scolastici sulle assenze degli alunni orientali. Berti ha annunciato l’attivazione da oggi della «procedura d’isolamento domiciliare fiduciario» per coloro che sono rientrati negli ultimi quattordici giorni da un’area di rischio infezione. L’obbligo è quello di chiamare il numero unico 055-5454777 multilingue istituito dall’Asl in conformità con quanto stabilito ieri dalla Regione Toscana con una ordinanza. «Una volta che queste persone entreranno in contatto con l’Asl per loro inizierà un sistema di sorveglianza attiva da parte della sanità toscana». E chi fosse entrato in contatto stretto con un caso confermato sarà posto in quarantena.
Poi ha aggiunto: «laddove le condizioni di isolamento volontario dovessero risultare difficili Asl, Comuni del territorio e associazioni di volontariato stanno valutando l’ipotesi del reperimento di spazi adeguati alla necessità». A questo proposito è in programma una riunione lunedì con la Protezione civile metropolitana.
Al 22 febbraio si trovano in regime si sorveglianza attiva 141 nuclei familiari a Prato, 10 a Empoli, 9 a Firenze e uno a Pistoia.

L’ambulatorio Lilla allestito all’Osmannoro per eseguire i test volontari a cittadini di rientro dalla Cina con sintomi compatibili con quelli del Covid-19 cambia funzione a quattro giorni dalla sua apertura. Con l’entrata in vigore della nuova circolare ministeriale sarà l’Asl a fare il tampone a domicilio a coloro che presentano sintomatologie mentre l’ambulatorio diventerà un punto medico. Inoltre l’Asl rende noto che i tre campioni respiratori prelevati presso il punto Lilla e inviati al laboratorio di microbiologia a Careggi hanno avuto esito negativo.

Il video con l’intervista a Renzo Berti: «Fondamentale poter intervenire rapidamente. Se ci sono sintomi e sono gravi: 118 e ricovero ospedaliero in isolamento, se i sintomi sono più blandi non vanno trascurati, allertateci e noi faremo le verifiche del caso a domicilio: prelievo del tampone faringeo e invio al laboratorio di Careggi per l’analisi che viene svolta in poche ore.

A chi chiede la Quarantena per chi torna dalla Cina cosa possiamo rispondere? «Solo se una persona ha avuto un contatto stretto con un caso accertato può scattare questa misura, prevista dall’ordinanza, negli altri casi c’è l’isolamento fiduciario ma essendo obbligatoria la segnalazione si tratta di una misura simile: si deve stare in casa; la differenza è solo di natura giuridica, e anche i provvedimenti conseguenti sono i medesimi perché c’è la sorveglianza attiva». Inoltre Berti sottolinea che in caso di sintomi «non andare al pronto soccorso: è inutile se non pericoloso. Servono percorsi personali mirati».

4 Commenti

  1. Ma se qualche nucleo familiare,italiano o cinese, non segnala il rientro dalla Cina chi se ne accorge?

  2. Intendo dire: si parla di “obbligatorietà” della autosegnalazione di un rientro in Italia dalla Cina (e in particolare da tutte le zone ad alto tasso di contagio) ma come si individua se qualcuno non si autosegnala?

  3. Preciso che non ho niente contro la comunità Cinese, ma credo necessario un isolamento precauzionale cosa che non noto passeggiando per il centro e per le vie della città . Quanto siamo sicuri ???? O dobbiamo isolarci pure noi ???

  4. Mi spiace dirlo ma Prato ha preso molto alla leggera il caso corona virus,e vero che bisogna mantenere la calma e non creare panico,è vero anche che noi abbiamo anche il diritto di proteggerci,ma non hanno pensato ai tanti infermieri e operatori socio sanitari che sono a giro e a stretto contatto con persone ammalate e le tante associazioni private che non danno ausili per proteggersi in qualsiasi caso.La mia domanda è come ci dobbiamo comportare?

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