«È una emergenza sanitaria, non un flagello di Dio». La riflessione di Migliavacca, vescovo delegato Cet per la pastorale della salute

«Non è Dio che ci punisce, non stiamo vivendo l’inizio dell’apocalisse o la fine dei tempi, ma stiamo affrontando un’emergenza e una vicenda che appartiene alle dinamiche della storia dell’umanità». Monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di San Miniato e delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale della salute, interviene sul coronavirus sul numero di Toscana Oggi in uscita in questi giorni.

«Da Dio – scrive il vescovo – possiamo sempre aspettarci solo il bene, anche di fronte alla delicata vicenda della diffusione di questa malattia» e la testimonianza del Vangelo ci aiuta a «smascherare gli egoismi che la paura mette in luce e renderci più umani».
«Insieme alle notizie della cronaca – scrive Migliavacca – alle indicazioni che ci vengono date dalle Istituzioni, alle dovute attenzioni, il dibattito e la riflessione si sofferma anche sull’interpretazione di quanto sta accadendo, su quale messaggio questa situazione stia dando all’umanità intera. Qualcuno ha addirittura fatto allusione ad un “flagello” di Dio, a seguito delle cattiverie del nostro mondo». Il vescovo si sofferma quindi «su quale sguardo ci offre la fede nel vivere la particolare situazione di emergenza dovuta alla diffusione di questa sindrome influenzale». Il Dio di Gesù Cristo, scrive, «è un Dio che salva, un Dio la cui natura è la misericordia», e aggiunge: «Non ci parlano di Dio coloro che, come profeti di sventura, intravvedono nelle drammatiche vicende umane, come la guerra o gravi situazioni di malattia e di contagio, la mano di Dio che punisce o che si fa volutamente più pesante per indurre alla conversione. Dio invita alla conversione, sostiene il bene con l’amore, con la misericordia, con la vita». La sofferenza e il pericolo quindi non sono mandati da Dio, «ma possono diventare occasione di riflessione sul senso della vita e sulla esigenza permanente di conversione».

Il tempo della quaresima, prosegue Migliavacca, rappresenta «uno stimolo a riflettere sul senso della vita e sulla sua caducità, sulla autenticità della nostra esistenza e per il credente sulla fiducia data alla parola del Maestro». La situazione che viviamo, conclude quindi il vescovo, ci induca a «un rinnovato sguardo al Dio che ama e che salva e insieme all’altro come fratello da custodire».

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