“Effetto coronavirus”, Prato torna a produrre materie prime. Ma ci sono incognite per il futuro FOTO e VIDEO

L’ “effetto coronavirus” non ha tardato a farsi sentire sull’economia del distretto pratese. Le importazioni dalla Cina, dove il tessile fa la parte del leone, hanno già subito un rallentamento, e pare ci siano inevitabili conseguenze anche sulle spedizioni, se è vero che i buyers invece di viaggiare e comprare restano a casa (tra gli stand cinesi di Premiere Vision e Tex World non vola una mosca in questi giorni, come mostrano le foto sotto). Tra i prodotti importati, il 60% è rappresentato dal tessile (materie prime, lavorati e semilavorati), solo l’11% è rappresentato da capi finiti, così come nell’export questi ultimi pesano solo per un 2%. L’import muove 270 milioni di euro di materiali a Prato; l’export 80 milioni di euro.

 

 

Ascolta l’intervista al presidente di Confartigianato Luca Giusti:

 

Con la flessione dell’import, si sta creando una paradossale opportunità per il distretto, almeno nel breve tempo: data l’incognita di reperire sul mercato le materie prime provenienti dalla Cina, Prato sta vivendo una sorta di autarchia, tornando a produrre per se stessa e per gli altri paesi europei materiali su cui prima la Cina aveva un vero e proprio monopolio.

 

Ascolta l’intervista ad Alessandro Vannini, titolare dell’azienda pratese Stoxx:

 

Non ultimo l’aspetto legato al turismo: quello cinese ha avuto un impatto sull’economia pratese del 2018 pari a 12 milioni di euro di fatturato. Segue il turismo giapponese, anch’esso fortemente condizionato dall’epidemia di coronavirus, che vale per il 10% nel comparto del turismo straniero a Prato.

 

LS

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