Coronavirus, il vescovo Nerbini: “Nulla sarà come prima, i pratesi costruiscano una nuova comunità” FOTO e VIDEO

«Molti auspicano piuttosto sbrigativamente che tutto passi in fretta perché tutto torni come prima, com’era nel passato». Invece «la nostra vita quotidiana non potrà e non dovrà essere più come prima», anzi ora «ci è richiesto di guardare in avanti per costruire un futuro nuovo, una nuova comunità». Lo ha affermato il vescovo di Prato Giovanni Nerbini al termine dell’Ostensione straordinaria del Sacro Cingolo mariano officiata in duomo nella tarda serata di oggi, giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe. Poco prima, a sorpresa, si è affacciato sulla piazza vuota dal pulpito di Donatello e ha impartito la benedizione con la Sacra Cintola su tutta la città.

Nerbini ha colto questa occasione per rivolgere in diretta tv un messaggio a tutti i pratesi, credenti e non: la Sacra Cintola infatti è da ben otto secoli il simbolo religioso e civile della comunità. Il Vescovo, ricordando come la pandemia abbia riportato al centro il valore della comunità, ha auspicato la costruzione di «una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci».

Il Vescovo ha invitato i pratesi a guardare al futuro, «come il profeta Geremia che mentre Gerusalemme cade e va in fiamme, compie il gesto profetico di comprare un campo. Guarda avanti, pensa al domani».

Il discorso di Nerbini alla città ha suggellato la serata di preghiera indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il Vescovo ha guidato la celebrazione in cattedrale, a porte chiuse, all’interno della Cappella del Sacro Cingolo, dove da secoli è custodita la cintura appartenuta – secondo la tradizione – alla Vergine Maria.

Al termine della «Preghiera per il Paese», questo il nome dell’iniziativa, il Vescovo ha officiato l’antico rito dell’ostensione della Sacra Cintola. Inizialmente avrebbe dovuto mettersi in preghiera davanti alla reliquia ma poi ha scelto di uscire all’esterno, come avviene normalmente in questo rito e, su una piazza silenziosa e deserta, ha benedetto tutti i pratesi.
L’Ostensione era stata voluta dal Vescovo per stringere idealmente tutta la città e la Diocesi, «facendoci sentire tutti – più che mai – una famiglia di famiglie, un’unica grande comunità, quella dei pratesi di vecchia origine e di nuova – più o meno nuova – provenienza. Penso ai cittadini di origine cinese: il virus in poche settimane – ha affermato Nerbini – sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire».
Mons. Nerbini ha voluto poi infondere coraggio nei pratesi: «La paura e il disorientamento di questi giorni non devono avere il sopravvento» e poi ha ricordato come ognuno di noi sia «responsabile della vita degli altri». Ha definito questa delicata emergenza sanitaria come una «esperienza dolorosa», perché i morti da coronavirus sono oltre 8mila. Poi ha osservato: «ho scoperto che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 7mila bambini e ho provato un senso di grande vergogna. Non riusciamo a scandalizzarci e a provare vergogna per questi bambini colpiti non da un virus sconosciuto ma da un sistema in cui siamo tutti corresponsabili. Non ci possiamo svegliare solo quando l’acqua tocca le nostre caviglie. La barca è una. Vivere dissennatamente mette in crisi il mondo intero». Infine un pensiero ai medici e infermieri, «e non solo», che si prendono cura di chi soffre, «che la Madonna e San Giuseppe possano accompagnare il loro lavoro».

Di seguito l’intervista al termine dell’Ostensione. 

Al rito dell’ostensione erano presenti il sindaco di Prato Matteo Biffoni, il Sacro Cingolo, infatti, a partire dalla fine del XIV secolo, è proprietà condivisa della Chiesa e della Città, il prefetto Rosalba Scialla e i tre testimoni del rito. In questo periodo di emergenza sanitaria sono stati scelti significativamente un medico, Donatella Aquilini, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Prato, l’infermeria Maxim Ramona Nicoleta – di religione cristiano ortodossa – e la direttrice del presidio ospedaliero di Prato Daniela Matarrese.

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