Da cappotti e tailleur alla produzione di mascherine: azienda si riconverte e realizza 100.000 pezzi al giorno

La conversione, temporanea, è di questi giorni: da cappotti e tailleur ad “abbigliamento e accessori tecnico medicali” come si legge già sul sito dell’azienda Gruppo Y.L, ‘clothing industry’ con sede legale a Firenze, produzione a Prato, proprietà orientale. A guidarla sono due giovani fratelli, Alessandro Hong, 33 anni, nato in Cina e cresciuto a Prato – che del Gruppo Y.L. è Ceo – e suo fratello Marco, che di anni ne ha 24 ed è originario di Prato.
L’azienda è stata costituita nel 2011, ha 25 dipendenti (molti dei quali italiani) e possiede una filiera interna che copre tutte le fasi di produzione, dal taglio al cucito, al confezionamento, e anche la logistica. Ora, con l’emergenza pandemia da Coronavirus, la decisione di convertirla per produrre abbigliamento medicale e dispositivi, ovvero camici e mascherine con protezioni filtranti, realizzate in Tnt, rigorosamente ‘made in Italy’. I dispositivi hanno le caratteristiche previste dall’ordinanza, numero 17, emessa il 19 marzo dalla Regione che ha avviato una produzione toscana di mascherine al fine di far fronte alla carenza di dispositivi.

L’azienda è anche iscritta alla lista di imprese di abbigliamento a cui la stessa Regione attinge in caso di bisogno di rifornimenti di Dpi. Fa inoltre parte della decina di ditte del tessile pratese che ha ottenuto il via libera alla riconversione dalla prefettura. “Ad oggi la produzione è di circa 100 mila mascherine al giorno, ma l’obiettivo è quello di raddoppiarla nel giro di pochi giorni”, spiega Alessandro Hong. “Le prime mascherine e i primi camici – aggiunge – li abbiamo donati alla Protezione Civile, dove il materiale medicale iniziava a scarseggiare, mentre come è ormai noto è strumento fondamentale per tutti gli operatori per la battaglia contro COVID-19”.

La scelta di convertire e integrare la produzione di abbigliamento, spiega, “è nata da un duplice sentimento: quello di rispondere in tempi velocissimi alle sfide di questo periodo anche a tutela dell’azienda, dei soci, dei collaboratori e dei dipendenti; e poi dal prendere atto del particolare momento della situazione del nostro paese, ritenendo opportuno darsi da fare il più possibile anche nell’ottica di un bene comune. Il mondo – spiega Hong – è un solo paese e i cittadini sono tutti parte dello stesso mondo, aiutare il prossimo è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo migliori quando siamo in grado di operare nel rispetto della vita di ciascun essere. Essere civili è questo”.

4 Commenti

  1. Complimenti Alessandro per la tua decisione. Comlimenti anche per tua Madre Giada. Purtroppo non ti posso aiutare. Sono a gran rischio per l’tà. Ma possiamo telefonarci.
    Saluti Willy

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