Il Coronavirus ferma anche l’arte: 6 sinopie di Palazzo Datini bloccate in Portogallo FOTO

Dovevano fare rientro in città nelle scorse settimane, invece sono imballate e ferme nelle sale del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona a causa dell’emergenza Coronavirus. Si tratta delle sei sinopie della facciata di Palazzo Datini, protagoniste assolute della mostra allestita all’interno del museo portoghese e dedicata all’artista Alvaro Pirez (“Un pittore portoghese in Italia alla vigilia del Rinascimento/Alvaro Pirez d’Evora). Testimonianze preziose della storia del palazzo e dell’opera del mercante pratese Francesco Datini, che adesso risultano bloccate all’estero.

L’allestimento, inaugurato lo scorso 29 novembre, si è concluso il 15 marzo con un grande successo di pubblico. La mostra – a cura di Lorenzo Sbaraglio e Joaquim Oliveira Caetano, organizzata dal Museo portoghese in collaborazione con il Polo Museale della Toscana – dava risalto all’attività di Alvaro Pirez, pittore portoghese attivo in Italia e in Toscana. Proprio Pirez, insieme ad altri quattro artisti fiorentini, fu incaricato da Margherita Bandini Datini (compagna di Francesco) e dai rettori del Ceppo di eseguire un ciclo di affreschi sulla facciata del palazzo: una serie di dipinti brillanti che potessero rievocare le gesta del mercante e mecenate pratese, ingegnoso uomo d’affari ma anche ideatore del “Ceppo dei poveri”, l’attuale Casa Pia dei Ceppi.

“La sinopia è la copia dell’affresco, il disegno iniziale, che resta sotto il dipinto – spiega Walter Bernardi, presidente della Casa Pia dei Ceppi-Palazzo Datini -. Sulle facciate esterne di Palazzo Datini erano presenti ben 15 grandi affreschi che ripercorrevano la storia del mercante, dando rilievo anche all’importante opera di carità del Datini. Nel tempo, questi affreschi sono andati perduti ma abbiamo comunque conservato le sinopie: i disegni di base, che svelano l’imponente e monumentale impresa artistica che venne realizzata da Pirez e gli altri, tra il 1410 e il 1411. Gli affreschi suscitavano enorme sorpresa e ammirazione nei passanti. La gente era abituata a vederli soltanto nei luoghi di culto religioso, non all’esterno di un palazzo, su una via pubblica. Era un motivo di grande fascino, poter scoprire da vicino e in modo così diretto la vita di questo straordinario personaggio della città”.

Come detto, nei secoli gli affreschi si sono però deteriorati e sono andati persi. Ma nel 1950 Leonetto Tintori staccò le sinopie dalla facciata per dare loro un riparo sicuro: una decina sono conservate, quindi, stabilmente, in Palazzo Datini. Sei di queste, sono appunto partite per il Portogallo ma ad oggi non si sa quando rientreranno.

Intanto la mostra ha comunque dato grande risalto all’opera di Pirez in città, e complessivamente alla città di Prato. Una delle sale del progetto espositivo era dedicata interamente a Prato e all’impegno di Pirez (considerato una sorta di “Giotto della pittura portoghese”) nel distretto che fu. “Le sinopie sono state esposte insieme ad alcuni documenti cartacei, concessi dall’Archivio di Stato di Prato, che testimoniano l’incarico affidato da Margherita e dai rettori del Ceppo a questo gruppo di artisti – prosegue Bernardi -. Per l’occasione è stato inoltre presentato un video in 3D che ricostruisce l’aspetto di Palazzo Datini, con le sue decorazioni pittoriche, all’epoca. E’ un progetto molto bello che vorremmo presto presentare al pubblico pratese, insieme all’Archivio di Stato. I pratesi potranno così riappropriarsi visivamente e simbolicamente di un pezzo del loro passato, di grande significato”.

 

Per adesso, non resta che attendere il rientro nei confini nazionali delle sinopie e dei documenti pratesi. In questo tragitto saranno comunque “in buona compagnia”: debbono infatti tornare in Italia anche una serie di altri dipinti, tavole e documenti, di musei e istituzioni culturali toscane, tra cui gli Uffizi di Firenze.

Giulia Ghizzani

Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*