Il distretto si prepara a chiudere: stop ai macchinari e spedizione delle ultime commesse. Imprenditori in allarme: “Danni incalcolabili” VIDEO

Le aziende del distretto non ritenute essenziali nell’ultimo decreto del consiglio dei ministri si preparano a chiudere. Dopo una domenica campale passata fra la paura di non avere il tempo di mettere in salvo le lavorazioni e le pressioni di Confindustria e dello stesso sindaco Biffoni verso il governo per concedere una proroga di tre giorni, le fabbriche pratesi adesso si stanno preparando per spegnere i macchinari. Le aziende avranno tempo fino a mercoledì per sospendere l’attività e spedire tutta la merce già pronta. E chi nel frattempo ha riconvertito la fabbrica verso la produzione di mascherine e dispositivi di protezione potrà scrivere al prefetto per comunicare il cambio di lavorazione e ottenere così la possibilità di continuare a produrre.

L’atmosfera stamani all’interno delle aziende pratesi era di grande apprensione. Da un lato la preoccupazione per l’emergenza sanitaria, dall’altro il timore delle ripercussioni economiche derivanti dallo stop di tutta la filiera. “Fermarsi ora è un danno incalcolabile per tutto il distretto – commenta Dalila Mazzi, presidente della rifinizione Nuove Fibre di Montemurlo – Prato lavora tanto da marzo a luglio, quindi stavamo proprio adesso iniziando a produrre. L’imprenditore viene sempre visto come colui che pensa solo al lavoro, ma io ritengo che la salute venga prima di tutto. Per questo avevamo già preso delle precauzioni ancora maggiori rispetto a quelle di legge. Prima di farci chiudere, forse si poteva pensare di rendere ancora più rigide le norme di sicurezza. Ma ormai è andata così e ci atteniamo alle regole”.

La Nuove Fibre ieri aveva già chiuso la tintoria per paura di uno stop immediato della produzione fin da questa mattina. Una volta ottenuta la proroga fino a mercoledì, adesso l’azienda ha lasciato aperti due reparti del finissaggio per consegnare le ultime merci ed effettuare i restanti interventi di manutenzione. “Sabato avevamo sanificato la tintoria proprio in prospettiva di lavorare in piena sicurezza – prosegue Mazzi – Mentre ieri ho dovuto chiamare in fretta e furia alcuni dipendenti per chiudere in tempo proprio la stessa tintoria. Fermare un’azienda non è come chiudere la porta di un garage. Serve tempo, anche per una questione di sicurezza. Adesso restiamo a disposizione di alcuni clienti che rientrano nei codici Ateco previsti dal governo. Se loro hanno bisogno noi siamo a disposizione”.

Nel frattempo i 95 dipendenti dell’azienda andranno tutti in cassa integrazione. “Non ci sono alternative – conclude Mazzi – La speranza è quella di potere ripartire già dal 4 aprile e augurandosi che ci sia mercato di potere ripartire con l’organico al completo. Purtroppo però la filiera è lunga e la ripartenza richiederà del tempo”.

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