Coronavirus, Confidustria Toscana Nord: “Riaprire le aziende il 14 aprile”. La chiusura prolungata mette a rischio 25mila posti di lavoro

Una ripartenza “graduale, misurata, ma assolutamente necessaria”. La chiedono a gran voce gli imprenditori, la rilanciano a livello regionale e nazionale i referenti di Confindustria Toscana Nord. Per evitare che la fase di stallo conduca ad un punto di non ritorno, serve riaprire le fabbriche, già a partire dal prossimo 14 aprile. Ogni giorno di attesa in più si tradurrebbe in una ulteriore perdita di ricavi e posti di lavoro e amplificherebbe in modo grave la crisi già in corso.

Attualmente, nei territori dei Pistoia, Lucca e Prato lavora il 22% delle imprese manifatturiere, corrispondente al 29% degli addetti. Percentuali che scendono a picco nel caso del distretto laniero: qui è attivo, con le disposizioni governative in essere, solo il 13% del manifatturiero e il 12% degli addetti. Una produzione soffocata e rallentata, che si traduce in una perdita di valore aggiunto settimanale (ovvero redditi da lavoro e impresa che, se non generati e distribuiti, cessano di essere il sostentamento di decine di migliaia di persone) pari ad oltre 40 milioni di euro. I ricavi sono stimabili invece in quattro-cinque volte tanto.

“Il Centro Studi di Confindustria Toscana Nord ha elaborato alcune stime – spiega il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, Francesco Marini -. Abbiamo paragonato la crisi attuale con quella che investì il distretto nel 2001, segnando una riduzione della produzione del 50%. Bene, abbiamo visto che qualora la chiusura forzata delle imprese di Prato fosse prolungata, avremmo una perdita di fatturato in prospettiva fino ad oltre il 50%, con una riduzione dei posti di lavoro, tra lavoratori diretti e indiretti, fino a 25mila unità. Uno scenario terribile ma non distante dalla realtà, visto che già ad oggi la perdita di fatturato si aggira tra il 30 e il 40%”.

Allo stato attuale possono potenzialmente lavorare nel manifatturiero di Prato circa 5mila addetti su un totale di 44mila. Moltissime le ditte del tessile che, avendo chiuso nel rispetto dei decreti, hanno visto azzerare completamente il valore dei loro magazzini: il settore è infatti “deteriorabile” come quello alimentare, quindi legato a stagionalità, export e filiera. Nei giorni scorsi, 900 aziende di Prato hanno inoltrato richiesta alla Prefettura per poter ripartire con l’attività, in quanto pezzi complementari della filiera dei servizi considerati indispensabili. Proprio il vicepresidente Marini ha chiesto un incontro urgente con il nuovo prefetto di Prato, Lucia Volpe.

E se la riapertura urgente appare fondamentale, resta da capire anche come poterlo fare concretamente. Confindustria Toscana Nord si dice disponibile a valutare ogni tipo di soluzione: dallo smart working ai turni alternati, dalla garanzia della distanza di sicurezza all’utilizzo corretto, per i dipendenti, dei dispositivi di protezione individuale, fino alla valutazione di misure ulteriori come test di controllo sui contagi, i cosiddetti test sierologici, “quando questi – fa notare il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi – saranno disponibili e regolamentati”. “Siamo pronti a collaborare con tutti, anche con i sindacati, in modo che le nostre imprese possano restare sul mercato – afferma Grossi -. Le nostre imprese soffrono la concorrenza e rischiano di perdere terreno”.

Confindustria Toscana Nord ha redatto un documento sugli interventi prioritari per la tutela e il rilancio del sistema produttivo: nel testo, trasmesso al mondo della politica e delle istituzioni in vista della fase 2 della pandemia, si parla anche degli strumenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle aziende. Inevitabile il riferimento al Decreto liquidità appena pubblicato: un decreto che soddisfa le imprese solo molto parzialmente. I finanziamenti sia del Fondo di garanzia PMI che con garanzia SACE sono giudicati insufficienti come durata sia dei finanziamenti stessi (6 anni quando le imprese chiedono almeno 10 anni) sia dei preammortamenti (per le imprese occorrono almeno 2 anni). Nel caso del Fondo di garanzia PMI vi è anche, nel caso della Regione Toscana, il vincolo del passaggio obbligato dai Confidi che rallenta considerevolmente il percorso. Necessario inoltre neutralizzare i costi per accedere alle garanzie statali.

Sul piano fiscale, Confindustria Toscana Nord chiede misure speciali per le aziende che hanno dovuto chiudere e anche per quelle attive in difficoltà. La richiesta è di sospensione dei versamenti e adempimenti tributari, inclusi quelli locali, e dei contributi previdenziali e assistenziali fino a due mesi dopo la dichiarazione di “fine emergenza”. La diversa previsione nel testo del decreto liquidità in questo senso, pare ancora inadeguata. Necessari anche interventi di ristoro e compensazione fiscale e garanzie statali a supporto dell’assicurazione dei crediti commerciali; da cancellare anche la plastic tax.

“Un capitolo particolarmente delicato è quello della tutela delle filiere produttive – conclude il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Temiamo che il blocco produttivo e la stasi nei mercati che inevitabilmente seguirà la fase emergenziale possano danneggiare irreparabilmente le filiere. In quest’ottica, in particolare per le fasi ad alto consumo di energia che abbiano dovuto sospendere l’attività, abbiamo chiesto che il pagamento della quota fissa della bolletta energetica sia posticipata di almeno 6 mesi. Indispensabili poi risorse adeguate per la cassa integrazione sia in deroga che ordinaria e fondo Fis, anche perché gli ammortizzatori sociali specifici per la pandemia dovranno andare ben oltre le 9 settimane attualmente previste. Una cosa comunque è certa: se non potremo riaprire il 14 aprile rischiamo grosso, e con noi rischia l’intero paese. Occorre riaprire subito per limitare l’impatto economico, già enorme, della pandemia. Vogliamo poter contribuire alla ricchezza nazionale, non chiedere di attingervi per limitare devastazioni economiche e sociali”. Ad oggi, nel territorio di Confindustria Toscana Nord sono 1500 le richieste di cassa integrazione, sulle circa 7mila domande presentate a livello toscano.

GG

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