Abusi su minore, condannata a 6 anni e mezzo la 32enne che ha avuto un bambino da un 14enne. Parla la madre della vittima: “Questa donna ha rovinato la vita di mio figlio”

È stata condannata a 6 anni e 6 mesi di reclusione la donna di 32 anni accusata di atti sessuali e violenza sessuale per induzione nei confronti di un ragazzo minorenne, a cui dava ripetizioni di inglese, dal quale nell’estate 2018 ebbe un figlio.
La sentenza dei giudici del Tribunale è arrivata oggi al termine del processo a carico della donna e di suo marito. L’uomo, accusato invece di ‘alterazione di stato’ (per l’accusa ha mentito attribuendosi la paternità del bambino nato invece dalla relazione della moglie con il minore) è stato condannato a 1 anno e 8 mesi.
Le richieste dei Pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli erano state di 6 anni di reclusione aumentati a 7 per la continuazione per la donna e di 2 anni di reclusione, con le attenuanti generiche, per il marito. Il collegio dei giudici, presieduto da Daniela Migliorati, ha stabilito inoltre una provvisionale di 15.000 euro in favore della famiglia del ragazzo.
I legali dei coniugi, gli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, hanno annunciato che presenteranno ricorso contro la sentenza. Il Tribunale di Prato ha respinto anche l’eccezione di costituzionalità, presentata dalla difesa, della norma del codice penale che fissa a 14 anni il limite al di sotto del quale vige la presunzione assoluta dell’invalidità al consenso ad atti sessuali da parte del minore. Il primo rapporto sessuale – secondo la tesi dell’accusa, accolta dai giudici – è avvenuto quando la vittima degli abusi non aveva ancora compiuto 14 anni. Riconosciuta anche la violenza sessuale per induzione dei mesi successivi alla nascita del figlio, quando l’operatrice socio-sanitaria avrebbe preteso che i rapporti proseguissero, assillando l’adolescente sotto la minaccia di rendere nota la paternità del neonato.

“Ora come ora, l’unica cosa che voglio è tornare a casa dai miei figli – ha detto ai cronisti all’uscita da palazzo di giustizia la 32enne condannata, che da poche settimane ha visti revocati gli arresti domiciliari cui è stata ristretta per quasi un anno -. Per il resto non me la sento di commentare. Io rimango con la mia verità, ma non la posso dire a voi giornalisti… Spero che in Appello venga fuori”.
“Una sentenza giusta, che ha raccolto la verità dei fatti – l’ha definita l’avvocato Roberta Roviello, che assiste la famiglia della vittima -. “Il fatto che nel corso del processo sia stata offerta ai media l’idea che la verità fosse un’altra rispetto a quella emersa ed acclarata da questa sentenza, aggiunge offesa all’offesa”.

Per la prima volta, dopo la sentenza, ha parlato anche la madre della vittima, il ragazzino che oggi ha 16 anni. “La giustizia ha fatto il suo lavoro, per questo ringrazio i pm, i giudici, il mio avvocato che mi è sempre stata vicina in momenti di incertezza rabbia e non mi ha mai abbandonato e anche il nostro psicologo che ci è stato sempre stato vicino – ha detto la madre del ragazzo fra le lacrime -. Questa donna ha rovinato la vita a mio figlio. E per noi sarà ancora lunga… Però bisogna andare avanti…Ho altri 2 figli oltre a quello abusato e quindi mi ci vuole forza, coraggio e devo andare avanti”.

Sotto l’intervista alla madre della vittima degli abusi

Sull’affidamento del bambino nato dalla relazione tra la 32enne e il sedicenne, che sta crescendo con la madre e il marito, sarà il Tribunale dei minori a doversi esprimere. Al momento non ci sono richieste da parte della famiglia del padre naturale. “Per il momento abbiamo fatto richiesta di accesso al fascicolo aperto presso il Tribunale dei minorenni però non c’è alcuna azione o istanza al momento – risponde l’avvocato Roberta Roviello -. Stiamo parlando di un bambino il cui interesse è primario e non certo di un qualcosa che ci si mette in tasca dopo la sentenza di un processo penale”.
Sul destino del bambino nato dalla relazione di abusi, la madre della vittima si esprime così: “In genere una gravidanza dura nove mesi e purtroppo questa vicenda non l’abbiamo potuta vivere bene. Ci saranno adesso dei professionisti per valutare passo dopo passo le cose più opportune da fare. Niente di fretta, niente di vendetta, niente di rabbia…si va grado per grado”.

La sentenza ha sostanzialmente accolto le richieste dell’accusa – c’è assoluzione per un unico capo di imputazione della donna, relativo ad alcuni rapporti risalenti all’estate 2017. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi commenta così l’esito della vicenda giudiziaria, giunta alle cronache nazionali.

 

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