Pausa pranzo, il piatto piange per bar e ristoranti. Confesercenti agli enti pubblici: “Basta smart working, è l’ora di rientrare negli uffici”

L’assenza di lavoratori e turisti mette in crisi bar, ristoranti e le altre attività del settore alimentare, soprattutto nelle mete turistiche, nei centri cittadini e nei quartieri ad alta densità di uffici. Un’impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato, e il 21,8% – oltre due attività su dieci – temono la chiusura. Se la situazione dovesse continuare, l’87,5% degli intervistati valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente. È quanto emerge da un sondaggio condotto tra imprese associate a Fiepet, la federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti.

Anche a Prato esiste questo problema a lanciare l’allarme è Confesercenti Prato attraverso le parole del Presidente Provinciale, Mauro Lassi: “Una vera e propria emergenza pausa pranzo, se il personale non ritorna negli uffici, per bar e ristoranti ma anche per il resto del mondo del commercio – prosegue Lassi – sarà un problema risollevarsi”. Un problema che colpisce soprattutto il centro cittadino, dove sono concentrati la maggior parte degli enti pubblici. Per Confesercenti Prato il principale aiuto e a costo zero, che le istituzioni (Provincia, Enti statali, Comuni e tutte le aziende controllate/collegate) possono dare alle attività commerciali è quello di un piano di rientro – nel rispetto di quanto prevede la normativa – dei dipendenti nelle sedi di lavoro. Secondo l’associazione di via Pomeria lo si può fare rapidamente e in piena sicurezza magari a rotazione, o per turni e rispettando le regole di sicurezza. Ma rientrare e riaprire gli uffici al pubblico”.

Da parte sua, Renzo Bellandi, Presidente Fiepet Confesercenti Prato e membro della presidenza provinciale, sottolinea: “Nella città di Prato come nella maggior parte delle piccole città capoluogo il fenomeno è avvertito perché interessa migliaia di persone. Le perdite, non solo nel settore della somministrazione, ma anche nel commercio, sono evidenti, se si considera il fatto che molti impiegati degli enti locali, delle istituzioni statali, degli istituti bancari e anche di aziende private normalmente fanno colazione e spesso utilizzano i pubblici servizi nella pausa pranzo, oltre anche a fare shopping nei negozi. A risentirne in città sono stati soprattutto gli esercizi e i negozi del centro storico, dove maggiore, in genere, è la presenza di impiegati.  Il colpo inferto dal lockdown – afferma Bellandi – è stato duro e se non si provvede alle misure di sostegno si corre il rischio di assistere ad un progressivo peggioramento della situazione con gravi ripercussioni sull’economia locale”.

Il presidente Lassi conclude così la sua riflessione: “La fase del sostegno, però, non può durare per sempre: bisogna dare un orizzonte alle imprese e programmare la transizione. Se per i flussi turistici il futuro è incerto, è invece possibile ed opportuno definire in maniera chiara tempi e modi dello smartworking, nel rispetto delle normative di sicurezza: il lavoro agile è una rivoluzione che avrà un impatto duraturo sui lavoratori, sulle città e sulla struttura stessa dell’economia, e deve essere gestita”.

1 Commento

  1. se anche rientro il pranzo me lo porto da casa… se questo è il motivo per cui vogliono farci rientrare …

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